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Violenza sulle donne in gravidanza: un vademecum in aiuto del personale medico
06/06/07
Le violenze domestiche sono la seconda causa di morte nelle donne in gravidanza: lo ha dichiarato l'Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi) nel corso di un incontro avvenuto ieri a Milano per la presentazione del manuale 'Violenza contro le donne: compiti e obblighi del ginecologo'. Il testo, coordinato dalla dottoressa Valeria Dubini, dirigente di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale S.Giovanni di Dio di Firenze, raccoglie casistiche di violenze su donne dai 15 ai 44 anni e importanti indicazioni utili ai medici e agli operatori sanitari per riconoscere la violenza, anche a distanza di anni. Secondo l'indagine condatta dal 2001, il 40-50% delle donne con dolore pelvico cronico ha una storia di abuso fisico e sessuale alle spalle, ma riferisce una storia di abuso fisico e sessuale anche il 30% delle donne con disturbi gastroenterici organici o funzionali.
'Il ministro della Salute Livia Turco - dichiara Giovanni Monni, presidente nazionale dell'Aogoi - si è dimostrato molto sensibile all'argomento. In una lettera ha anche assicurato di essere intenzionata a facilitare la copertura di tutto il territorio nazionale con sportelli anti-violenza'. Esperienze simili sono già una realtà in molte città d'Italia. Prima fra tutte Milano, dove dal 1996, in coincidenza con l'entrata in vigore della legge 66/1996 sulle violenze, è attivo il 'Soccorso violenza sessuale' (tel. 02/57992489), un servizio che in 10 anni ha assistito 2.263 donne, in gran parte maggiorenni, ma elevata è anche la percentuale di bambine (759).
Scopo dell'associazione è quello infatti di formare, in ogni struttura sanitaria del Paese, personale specializzato che sappia avvicinarsi al problema in modo corretto. Non capita di rado, infatti, che il ginecologo o l'ostetrico venga chiamato a giudizio per testimoniare la violenza subita da una donna (nei pochi casi in cui questa trova il coraggio di fare denuncia): è necessario, in questo caso, che il personale sanitario abbia le competenze necessarie per presentare referti utili e prove sufficienti per dimostrare l'abuso subito.
www.adnkronos.com


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