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Acqua pubblica: 'Imbrocchiamola!'
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16/07/07 L'acqua pubblica è buona, sicura, non inquina (non servono tir per trasportarla da un lato all'altro della Penisola) e il 'retrogusto' al cloro serve semplicemente a ricordarci che viene costantemente controllata. Si può bere, insomma. Eppure, noi italiani siamo tra i maggiori consumatori di acqua minerale in bottiglia, con 190 litri a testa ogni anno. E quando al ristorante capita di chiedere una brocca di acqua del rubinetto, spesso il gestore storce il naso e risponde: 'Guardi che non è potabile', pur sapendo che ogni esercizio commerciale in cui si somministrano alimenti deve disporre di acqua potabile (Legge 283/1962; regolaneto comunitario 852/2004).
Pochi mesi fa l'associazione 'ConsumAttori' di Firenze e 'Controradio' (
www.quintoelemento.controradio.org
) hanno lanciato nella trasmissione 'Questione di stili' una campagna per sensibilizzare i cittadini all'uso dell'acqua pubblica. L'appello è stato ripreso da Altreconomia, che lo ha rilanciato a livello nazione grazie anche alla trasmissione radiofonica 'Caterpillar'. Sul sito
www.altreconomia.it/acqua/imbroccala.php
è possibile segnalare i luoghi pubblici nei quali viene proposta l'acqua del rubinetto, suddividendo quindi 'chi la dà' e 'chi non la dà'.
'Insistere per esercitare il diritto alla brocca non è da intendersi come un capriccio, né come un modo per risparmiare denaro. Al contrario, vuole diventare un atto politico, una prima 'goccia' che potrebbe produrre una serie di cerchi concentrici, una strada tra le molte sulla quale sarà utile avviarci per non trovaci, un giorno, a dover acquistare anche l’aria che respiriamo'.
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