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Terremoto in Perù: nelle zone rurali la situazione è ancora grave
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30/08/07 Il 15 agosto 2007, forti scosse di terremoto dell'ottavo grado della scala Richter colpirono oltre 13 province peruviane. 514 i morti, 1.090 i feriti, 39.741 le abitazioni distrutte, 12.781 quelle danneggiate, 52 gli ospedali distrutti, dati forniti dal Coordinamento per gli aiuti umanitari delle Nazioni Unite.
Tempestiva ed efficiente la mobilitazione: le organizzazioni non governative di 'Italia Aiuta' (Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Internos, Movimondo, settimanale Vita no profit) si attivarono subito per la raccolta di fondi e di materiali di prima necessità da inviare nelle zone colpite dove, i volontari italiani e locali stanno ancora lavorando per ripristinare la disastrosa situazione.
Carenza di alimenti, medicine e freddo sono i problemi più urgenti da affrontare, soprattutto nei villaggi rurali, alcuni ubicati a 3.500 metri di altitudine.
Mentre infatti nelle aree urbane e costiere sono già visibili alcuni miglioramenti - è stata ripristinata la corrente elettrica, la situazione sanitaria è sotto controllo, le imprese maggiori hanno ripreso le loro attività - nelle zone montane, a causa dell'interruzione delle strade, gli aiuti faticano ad arrivare.
L'agricoltura ha inoltre subito danni notevoli: a causa del terremoto, infatti, 'l’industria del vino e del pisco (famoso liquore che rappresenta un vero e proprio 'prodotto bandiera' del Perù sin dal XVIII secolo) ha perso 12 milioni di soles, ovvero 3 milioni di euro. Ciò significa che oltre 230 produttori artigianali sono rimasti senza lavoro.
La produzione totale di pisco prevista per il 2007 sarà dimezzata del 25-30%', si legge sul sito
www.cesvi.org, dove è possibile trovare approfondimenti e conoscere le modalità per aiutare il Cesvi.
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