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Povertà e diritto all'alimentazione: il volontariato ancora in prima linea
10/10/07
'Il contributo italiano al diritto all'alimentazione e alla tutela delle fasce più deboli della popolazione' è il titolo del dossier redatto dall'Istituto nazionale di ricerca degli alimenti e la nutrizione (Inram) con il contributo di Caritas italiana, Coop, Fondazione Banco Alimentare onlus e Istat. Il documento, basato sui dati riferiti al 2005, è stato presentato ieri a Roma nel corso delle celebrazioni ufficiali per la Giornata nazionale dell'alimentazione, indetta dalla FAO per il 16 ottobre prossimo.
Nel dossier si evidenzia che ben 1.359.000 famiglie italiane, il 5,8% dei nuclei familiari, fatica a comprare il cibo per pranzo o cena, in particolar modo alimenti come pesce, frutta, ortaggi, carne e pane. La copertura dei fabbisogni alimentare è, in genere, garantita in tutta la Penisola, ma a soffrire sono ancora le fasce più deboli come gli anziani e le famiglie numerose, per i quali l'acquisto del cibo incide in misura del 42% sulla loro spesa totale.
Nel 2005, 7,5 milioni di persone vivevano sotto la soglia di povertà relativa - 11,1% delle famiglie italiane - mentre il 5,8% dei nuclei familiari si poteva considerare povero, con le situazioni più critiche concentrate al Sud.
Per quanto riguarda gli interventi a favore delle fasce più esposte al richio povertà, nel dossier si legge che 'Solo dopo la Legge 155/2003, detta del Buon Samaritano quindi, piut- tosto recentemente, nelle normative degli Enti preposti al governo del territorio, si trova un riferimento esplicito all'alimentazione in relazione alla povertà. I soggetti erogatori di prestazioni sono numerosi: Ministero dell'Economia e delle Finanze (pensioni di guerra), Istituto nazionale di previdenza sociale (pensioni di invalidità, pensioni sociali ai cittadini ultrasessantacinquenni senza reddito), Regioni, Province, Comuni e le Istituzioni pubbliche di assistenza e benficenza'.
Nonostante gli aiuti istituzionali, è ancora il volontariato il punto di riferimento per le persone in difficoltà economica o che vivono in uno stato di grave emarginazione. ' L'Annuario Statistico ISTATdel 2006 riporta che il 10,8% della popolazione fa volontariato sociale nel tempo libero. 'Nel 2006 la par- tecipazione, in termini di impegno, dei cittadini alle attività sociali e di volontariato risulta stabile rispetto al 2005. Le persone che svolgono attività gratuite nell'ambito di associazioni di volontariato, infatti, sono nel 2006 l'8,8 per cento della popolazione di 14 anni e oltre, mentre erano l'8,9 per cento nel 2005. Lo svolgimento di attività non di volontariato riguarda il 3,2 per cento della popolazione di 14 anni e oltre e la partecipazione a riunioni in associazioni culturali il 9,0 per cento. Una forma più indiretta di partecipazione, come il versare soldi a una associazione, interessa il 17,1 per cento delle persone di 14 anni e oltre. I fenomeni dell'associazionismo e del volontariato coinvolgono maggiormente i residenti nel Nord rispetto a quelli delle altre ripartizioni. Infatti nel Nord, l'11,0 per cento dei cittadini partecipa a riunioni di associazioni culturali, nel Centro l'8,2 per cento e nel Mezzogiorno il 6,9 per cento. Le attività di volontariato coinvolgono l'11,9 per cento dei cittadini di 14 anni e oltre che vivono al Nord, il 7,9 per cento di coloro che risiedono nella ripartizione centrale e il 5,2 per cento di quelli che vivono nel Mezzogiorno.'
http://www.inran.it/inran/pubblicazioni_divulgative


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