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Psichiatria: un'etichetta per la vita
30/10/07
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa inviatoci dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani'.


'Molte persone si rivolgono al Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani per denunciare le conseguenze dei trattamenti psichiatrici, da quel momento, infatti, è come se fossero etichettate per tutta la vita; qualsiasi passo falso o atteggiamento che possa essere considerato 'sospetto', o magari una denuncia da parte di parenti o vicini di casa, senza motivi reali o dimostrabili, possono condurre al ricovero coatto in strutture psichiatriche dove subiscono trattamenti molto debilitanti, di solito iniezioni di psicofarmaci che sedano la persona anche per giorni interi.
Dopo i trattamenti psichiatrici, queste persone perdono il libero arbitrio, l'autodeterminazione e la capacità di difendersi; molto spesso persino il lavoro o la propria posizione sociale, a causa delle 'etichette' che gli vengono attribuite o dei trattamenti invasivi usati per sedarli, che danno effetti collaterali tali da renderli non più socialmente utili.
Innumerevoli persone che hanno subito trattamenti psichiatrici o hanno subito TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), possono testimoniare che i loro diritti vengono violati. Gran parte delle leggi sull'internamento si basano sul concetto che la persona, se non posta in una struttura adeguata, possa rappresentare un pericolo per se stessa e ribadiscono il 'diritto' delle persone a ricevere trattamenti. Si pensi che l'art. 33 del codice di deontologia medica, in vigore dal 25 giugno 1995, dispone: '...l'opposizione del paziente o del rappresentante legale non ha effetto nei casi per i quali sia previsto dalla legge trattamento sanitario obbligatorio. Al medico non è peraltro consentito di porre direttamente in essere, anche in caso di trattamento sanitario obbligatorio, trattamenti fisicamente coattivi.'
Si tratta di punti di vista molto soggettivi, forniti da persone che non hanno mai visto o parlato con un paziente. I pregiudizi nei confronti delle persone che hanno subito trattamenti psichiatrici o che reagiscono in modi considerati 'non normali', sono tali che i diritti di queste persone vengono totalmente violati. Per non parlare dei 'trattamenti' estremamente invasivi, spesso non necessari: la prassi, infatti, di chi viene portato in un reparto psichiatrico, prevede il trattamento con 'medicinali', anche quando non vi sia un problema accertato.
Gli psichiatri spesso si guardano dall'informare i pazienti dei numerosi effetti collaterali degli psicofarmaci, anche se questi lamentano che li stanno 'uccidendo', togliendogli la linfa vitale e privandoli di qualsiasi gioia, della voglia di vivere, della volontà o della loro consapevolezza.
Ci si domanda se le svariate campagne in nome della salute mentale per far sì che tutti i cittadini possano usufruire dei 'servizi psichiatrici', per aumentare il personale ed i finanziamenti - quando già la spesa sanitaria psichiatrica si aggira, secondo stime, tra i 4 e i 5 mila miliardi di vecchie lire l'anno (apismed.org) - non siano in realtà i target sbagliati!
Il degrado ambientale e la cattiva e scarsa assistenza ai degenti sono solo la punta dell'iceberg della reale crisi della salute mentale: diagnosi che non hanno fondamento scientifico, vergognose e stigmatizzanti catalogazioni, leggi che favoriscono il ricovero forzato, trattamenti brutali e depersonalizzanti, calpestano ogni giorno i diritti umani di migliaia di persone. Denunciando questi soprusi, e impedendo che tali violazioni continuino a ripetersi, forse le persone in difficoltà sapranno realmente di poter avere un futuro migliore.
Per informazioni
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus; tel.02.36510685; linea.stampa@ccdu.org; www.ccdu.or


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