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Molestie sessuali sul lavoro: molte le subiscono ma poche le denunciano
27/11/07
Lunedì 26 novembre scorso si è svolto a Torino l'incontro 'Molestie sessuali sul luogo di lavoro', organizzato dalla Consigliera di Parità della provincia di Torino in collaborazione con il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e del Comune di Torino.
Qui di seguito riportiamo la sintesi della della discussione.


Il dato è noto il 91% delle donne che subisce una molestia sessuale, uno stupro o un tentato stupro sul lavoro o un ricatto, non denuncia l’accaduto. I motivi sono emersi stamane nel corso della conferenza stampa indetta dalle Consigliere di Parità della Provincia di Torino per presentare alcuni casi trattati e segnalare le carenze che rendono difficile intervenire a tutela della persona che ha subito una molestia sul lavoro.
'Una volta superata la difficoltà di raccontare l’accaduto e di richiedere una tutela – hanno spiegato Laura Cima e Ivana Melli – ci scontriamo con la difficile ricerca delle prove e delle testimonianze che attestino la molestia. Il timore di ritorsioni ma anche alcuni preconcetti nei confronti della persona molestata, rendono poche persone disponibili a testimoniare. In altri paesi dove è applicato l’inversione dell’onere della prova, che attribuisce alla persona accusata il dovere di dimostrare la propria innocenza, è più agevole procedere e tutelare la vittima. Noi spesso dobbiamo desistere proprio perché la difficoltà nel reperire prove e testimonianze rischierebbe di aggravare la situazione della persona in difficoltà'. Una decina le segnalazioni pervenute alle Consigliere di Parità: tra queste un caso (di cui segue racconto dell’avv. Mirella Caffarati, consulente legale della Consigliera di Parità della Provincia di Torino), ha potuto essere supportato con successo dalle Consigliere di Parità.
Il fenomeno delle molestie sul lavoro è diffuso, 1 milione 308 mila le donne che hanno subito molestie o violenze o ricatti sessuali sul lavoro nel corso della vita, 357 mila negli ultimi 3 anni, cioè il 7,3% delle donne da 14 a 59 anni, il 12% delle donne, secondo i dati ISTAT di fine 2006.
La solitudine in cui la persona si trova di fronte a una situazione di molestia o il ricatto che può subire nell’ambito di colloquio d’assunzione sono state testimoniate da alcuni racconti e dalle testimonianze portate dall’avv. Alida Vitale, Consigliera di Parità regionale, dall’avv. Stefania Gerbino, consulente legate del Telefono Rosa e rappresentanti sindacali. Quest’ultima ha presentato le rilevazioni del servizio “Vicino a te” il camper itinerante sul territorio cittadino e dei paesi della cintura di Torino, promosso dal Telefono Rosa in collaborazione con la Provincia di Torino, e che nel 2007 ha indirizzato alle Organizzazioni sindacali e alla Consigliera di Parità ben 67 segnalazioni di mobbing, molestie, discriminazioni nell’avanzamento professionale e di carriera, nel trattamento economico e retributivo, minacce licenziamento sul luogo di lavoro.
'La percezione è quella di un fenomeno diffuso – ha sottolineato l’avv. Gerbino – ma molto sommerso soprattutto nel momento dell’assunzione'. Per questo, ha spiegato la presidente del Telefono Rosa, Lella Menzio 'dovremmo individuare formule di tutela, come il bollino già sperimentato negli altri paesi, per segnalare negli annunci di lavoro le aziende 'serie' quelle in cui non avvengono molestie o ricatti sessuali nel momento dell’assunzione'.
La partecipazione dell’Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Torino, Aurora Tesio, delle rappresentanti sindacali Maria Teresa Cianciotta (UIL) e Adriana Celotto (CISL), della Direzione provinciale del Lavoro, dott. Giampiero Colore e Anna Maria Diliberto, di Comitati Pari Opportunità, di numerose associazioni impegnate sul territorio contro la violenza (Telefono Rosa, Scambia Idee, ai Centri Donna), ha contribuito a rafforzare l’intenzione di portare avanti un tavolo di lavoro volto a rafforzare l’azione in rete sul tema al fine di diffondere l’azione preventiva e di contrasto. Da tutti un appello per far emergere il problema.
'Negli anni di attività del nostro consulente di fiducia- ha spiegato Carla Lavarini del Comitato Pari Opportunità dell’Ospedale Molinette - sono emersi casi di discriminazione ma mai un caso di molestia sessuale. Eppure molte situazioni di molestia sessuale siano sotto i nostri occhi. Non possiamo far nulla finché non c’è una segnalazione della vittima; segnalazione che non arriva perché la molestia è un po’ differente dalle altre forme di discriminazione, della molestia ci si vergogna, si ha paura di perdere 'la faccia''. Ed è questo il motivo per cui si è doppiamente vittime di un abuso.


Un ulteriore stimolo su questa via arriva dal recente accordo quadro europeo sulle molestie e la violenza sul luogo di lavoro (8 novembre 2007) che prevede tolleranza zero nei confronti delle molestie sessuali sul luogo di lavoro entro il 2010. Buone notizie anche sul tema dello stalking (atti persecutori) nei confronti del quale è in fase di valutazione un decreto legge per prevedere pene più severe e maggiori tutele contro i molestatori ma che dovrebbe essere ampliato proprio nell’ambito del lavoro. Infine nel luglio 2007 è stati presentato un disegno di legge nazionale sul tema delle molestie sessuali che attribuisce particolare valore alle attività delle Consigliere di Parità.


Il caso.
Si sono rivolte all’Ufficio della Consigliera di Parità due lavoratrici di una impresa di pulizia, denunziando le molestie sessuali ricevute da un superiore gerarchico.
Quest’ultimo, da tempo, faceva continui e pressanti apprezzamenti sulle lavoratrici ed aveva avanzato nei loro confronti pesanti richieste di natura sessuale.
Le lavoratrici avevano anche denunziato il fatto che il molestatore utilizzava video e foto pornografici, anche sul posto di lavoro e che, di fronte ai loro continui dinieghi, non aveva esitato a demansionarle e a trasferirle.
La situazione divenuta particolarmente pesante sul posto di lavoro aveva anche avuto delle ricadute sulla vita familiare di una di esse. Nel denunziare le gravi molestie ricevute, le lavoratrici avevano dichiarato che avrebbero voluto una precisa presa di posizione dell’azienda contro il responsabile dei comportamenti molesti e la reintegrazione nel loro posto di lavoro e nelle loro mansioni.
L’intervento della Consigliera di Parità è consistito nell’ascolto delle lavoratrici, nel confronto con la rappresentante sindacale che le aveva assistite e nella convocazione dell’azienda avanti il proprio Ufficio.
All’incontro, l’azienda era rappresentata da due dirigenti, i quali, in un primo tempo, hanno negato recisamente quanto denunziato dalle lavoratrici, con un atteggiamento piuttosto rigido ed hanno invocato la necessità di eseguire indagini interne.
Alla richiesta delle lavoratrici di essere reintegrate nel proprio posto di lavoro, i rappresentanti aziendali chiarivano che non era possibile soddisfare la richiesta, sino a quando vi erano indagini in corso; sottolineavano comunque che il superiore indicato come responsabile delle molestie aveva negato ogni addebito.
Alle eccezioni avanzate dalla Consigliera e dal suo legale, consistenti nel fatto che, per l’azienda, avrebbe dovuto essere sufficiente la denunzia di due (ed anzi più) lavoratrici, per assumere provvedimenti quantomeno cautelari, i rappresentanti dell’azienda, sottolineavano l’impossibilità di elevare sanzioni disciplinari, in quanto, a loro dire, mancavano elementi sugli addebiti mossi al loro superiore.
Ciò significa che, come spesso accade, la denunzia della lavoratrice molestata non è ritenuta elemento sufficiente, se non di prova, quantomeno di allarme rispetto ad una situazione che è universalmente ormai riconosciuta come di grave violazione della dignità delle lavoratrici.
Al primo incontro, ne seguiva un secondo presso l’Ufficio della Consigliera, nel quale i rappresentanti aziendali sono parsi meno rigidi ed hanno riferito il fatto che il responsabile accusato di molestie si trovava attualmente in malattia, che i provvedimenti da lui assunti erano stati annullati dalla dirigenza aziendale e che, nei suoi confronti, era stata mossa una contestazione disciplinare.
Una delle due lavoratrici dava atto del fatto di essere stata reintegrata nel proprio posto di lavoro, anche se denunziava il fatto di non svolgere più le mansioni svolte in precedenza, mentre l’altra lavoratrice continuava ad essere esclusa dal precedente posto di lavoro, in attesa del cambio di direzione tecnica, al quale l’azienda attribuiva un’importanza peraltro non chiarita, nonostante le richieste.
Veniva pertanto redatto un verbale con il contenuto suddetto, che le parti sottoscrivevano.
Per le molestie subite, le lavoratrici intendevano comunque continuare la loro azione in sede penale e venivano pertanto indirizzate all’Associazione Telefono Rosa, con i cui legali si è instaurata una collaborazione sul caso specifico. In data successiva e più precisamente tre mesi dopo, la Consigliera di Parità inviava, per il tramite del proprio legale, una lettera all’azienda, nella quale, richiamando il verbale di chiusura del caso, comunicava che le lavoratrici le avevano riferito che, contrariamente a quanto era stato dichiarato, il responsabile accusato di molestie continuava ad agire liberamente all’interno dell’azienda, mettendo in opera anche intimidazioni nei confronti di altre dipendenti, al fine di indurle a testimoniare in proprio favore. La Consigliera di Parità ricordava pertanto all’azienda la propria responsabilità in caso di mancata tutela della salute dei propri dipendenti e la invitava a mettere in opera tutte le attività e le azioni necessarie a far sì che il molestatore non compisse atti di intimidazione nei confronti delle dipendenti. Si coglieva, infine, l’occasione per richiedere l’esito della azione disciplinare che avrebbe dovuto iniziare con l’annunziata contestazione.
A tale lettera l’azienda non ha mai dato risposta.
Negli allegati è possibile consultare la proposta di legge 'Norme per la tutela della persona che lavora contro le molestie sessuali' e l'accordo quadro europeo sulle molestie e la violenza sul luogo di lavoro.
Per ulteriori approfondimenti. www.consiglieraparitatorino.it

scarica l'allegato (propostaleggemolestiesessuali.pdf)

scarica l'allegato (accordoeuropeomolestiesessuali.pdf)


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