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Lavoro nero: per le donne non è una condizione transitoria. Parola di Isfol.
07/12/07
Nello studio 'Le donne nel lavoro sommerso' presentato a Roma dall'Istituto per la Formazione dei Lavoratori (Isfol) è emerso che 1 milione e 352mila donne lavoratrici svolgono un'attività irregolare , ben il 47,4% del totale dei lavoratori 'sommersi' presenti in Italia.
Il numero maggiore delle 'irregolari' si concentra al Nord (685mila), sono invece 287mila al Centro e 380mila al Sud. Il settore più coinvolto è quello dei servizi, meno quello industriale e l'agricolo.
Sempre l'Isfol, nella ricerca dal titolo ‘Dimensione di genere e lavoro sommerso. Indagine sulla partecipazione femminile al lavoro nero e irregolare’, curata dall’area Sistemi locali e integrazione delle politiche, ha evidenziato che la tipologia più diffusa di irregolarità è l’assenza di contratto scritto, (64%), seguita da parziale o totale disapplicazione delle norme contrattuali (28%). L'indagine, che è stata condotta su un totale di mille donne italiane e straniere impiegate a Torino, Roma e Bari, svela che neppure il titolo di studio allontana il 'pericolo' di accettazione di un lavoro in nero: il 36% delle intervistate afferma infatti di possedere un diploma di scuola media superiore, il 13% un titolo universitario, l’8% la qualifica professionale, il 31% la licenza media e il 6% quella elementare. E i compensi? Bene, sempre secondo la ricerca la retribuzione media delle donne occupate senza contratto o con regole contrattuali parzialmente o totalmente disattese oscilla tra i 500 e i 700 euro mensili.
'Il sommerso è un fenomeno femminile e il fatto che le donne irregolari siano il 47,4% del totale dell’occupazione irregolare e, dunque, un po’ meno degli uomini non ci deve trarre in inganno. Quello che conta è il tasso di irregolarità, che per le donne arriva al 14,5% contro il 10,6% degli uomini'. ha affermato Gianni Principe, direttore generale dell’Isfol.
Un dato significativo è che, per le donne, il lavoro irregolare non ha una natura occasionale né, tantomeno, di breve durata. Infatti, il 42% degli intervistati ha dichiarato che continuerà a rimanere nell’irregolarità finché non troverà un impiego regolare, mentre il 31% lo farà finché non troverà un lavoro regolare e a condizioni più vantaggiose.
L'inattività delle donne nel mondo del lavoro resta comunque una delle principali cause della diffusione del 'sommerso', un'esclusione determinata principlamente dall'impossibilità di far conciliare lavoro e famiglia, dai bassi titoli di studio e da lunghi periodi di transizione come, per esempio, quello vissuto dalle donne giovani al termine del percorso scolastico o dalle over 40 che si sono dedicate per anni alla famiglia a discapito della propria carriera.
'Abbiamo il più basso tasso di occupazione femminile d’Europa e il più basso tasso per gli over 45 e, dunque, le politiche per il lavoro devono avere al loro centro la questione femminile', ha concluso Gianni Principe.
www.labitalia.com


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