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L'Autorità contesta la gestione pubblica dell'acqua
22/05/08
Riceviamo e pubblicato il comunicato inviato da Roberto Fumagalli (nella foto), del Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua.


Le agenzie di stampa nazionali hanno diramato la notizia che l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture www.autoritalavoripubblici.it ha avviato un procedimento istruttorio volto ad accertare l’eventuale inosservanza della normativa per l’affidamento del servizio idrico integrato su 64 A.T.O. (Ambiti Territoriali Ottimali per i servizi idrici), che hanno disposto lo stesso in favore di società completamente pubbliche, tramite il cosiddetto affidamento 'in house'.
Si tratta di un chiaro attacco politico contro la gestione pubblica dell’acqua! Evidentemente il nuovo Governo, a pochi giorni dall’insediamento, ha voluto dare un segnale a favore delle privatizzazione dell’acqua, contestando le scelte di gestione pubblica assunte dalla maggior parte degli ATO italiani.
Ricordiamo che, in base alla legislazione nazionale vigente, il 'in house', cioè la gestione diretta tramite società pubbliche al 100%, è oggi l’unica possibilità di mantenere la gestione dell’acqua in mani totalmente pubbliche. Una scelta di buon senso adottata da ben 64 ATO, che dimostra come non sempre la privatizzazione migliori i servizi. Ad esempio l’acquedotto della città di Milano (sul cui affidamento, assegnato alla Metropolitana Milanese, l’Autority sui contratti effettuerà 'un puntuale ed immediato accertamento) ha perdite di poco superiori al 10%, tariffe tra le più basse d’Italia (inferiori ad 1 euro al metro cubo), distribuisce acqua di ottima qualità e rappresenta un buon servizio. Al contrario, laddove il servizio idrico è stato privatizzato, soprattutto nell’Italia centrale, le perdite a volte superano il 40%, le tariffe raggiungono i 3 euro/mc, il servizio è scadente.
Si può ben dire che quello dell’Autority è un chiaro attacco al pubblico, forse destinato a favorire gli interessi delle lobby economiche. In Lombardia ad esempio la società A2A (derivante dalla fusione di AEM Milano con ASM Brescia, ma con una componente azionaria che riconduce alle grandi multinazionali private dell’acqua), vorrebbe mettere le mani sugli acquedotti di tutta la Regione.
Occorre contrastare la logica delle privatizzazioni e del mercato: proprio in Lombardia ben 132 comuni hanno proposto un referendum abrogativo della legge regionale che obbliga a mettere a gara i servizi idrici: nel 2009 i cittadini lombardi saranno chiamati ad esprimere il loro voto contro la privatizzazione dell’acqua.
È questa la strada da percorrere per difendere la gestione pubblica di un bene vitale e di un diritto universale.


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