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Caro Ministro Gelmini, ti scrivono gli insegnanti della Scuola Primaria di Clusone...
01/10/08
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera inviata dai Docenti della Scuola Primaria di Clusone (BG).


Siamo gli insegnanti della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo di Clusone (BG), molti dei quali con più di trent’anni di servizio alle spalle, trascorsi tra una molteplicità incommensurabile di programmi, riforme, differenti criteri di valutazione, e quindi differenti pagelle e giudizi, svariati modelli educativi e tempi scolastici (maestro unico, tempo pieno sperimentale, tempo prolungato, classi aperte, moduli tre su due, moduli quattro su tre, maestro prevalente, maestro tutor e chi più ne ha più ne metta).

Ad ogni cambiamento, non sempre effettuato per motivi pedagogici o didattici, ma spesso solo politici ed economici, ci siamo impegnati a riconvertire le nostre competenze per ricostruire un modello scolastico che fosse innanzitutto di aiuto alla crescita degli alunni.
Dopo le trovate poco felici del ministro Moratti sul maestro tutor, sul portfolio e su quelle indicazioni di programmi confuse e decisamente poco fruibili, pensavamo, negli ultimi due anni, di aver finalmente ritrovato un equilibrio sensato, rispettoso dell’autonomia dei docenti e della personalità in formazione degli scolari.
Troppa grazia! Il nuovo governo “ha pensato male” di mettere a guida del mondo della scuola una persona completamente estranea alla nostra realtà.
L’on. Gelmini si preoccupa del grembiulino (materia a parer nostro non di sua competenza, ma delle singole scuole e dipendente dalla situazione socio-culturale dell’ambiente di appartenenza), della valutazione in decimi che dovrebbe “chiarire” i giudizi globali (i genitori non sono analfabeti e hanno sempre capito benissimo quello che volevamo dire), del cinque in condotta e, dulcis in fundo, del ritorno al maestro unico. Ogni nuovo governo è sempre preoccupato di fare qualcosa solo per disfare ideologicamente quanto creato dal governo precedente: non è necessario fare a tutti i costi, se non si sa bene di cosa ci si sta occupando; così sono più i danni che i vantaggi.


Vorremmo chiedere al nuovo ministro quante volte è entrata in una classe di scuola primaria e ha toccato con mano cosa significhi occuparsi veramente dell’educazione e dell’istruzione di venti/venticinque alunni provenienti dalle più disparate realtà socio-culturali. In ogni modulo tipo del nostro Istituto (per modulo intendiamo due classi parallele) ci sono in media quarantacinque scolari, di cui uno o più handicappati gravi, bambini con disagio psico-fisico, alunni residenti in una comunità, e quindi con comprensibili problematiche socio-affettive, altri seguiti da psicologo, ortofonista, psicomotricista…, numerosi stranieri, alcuni dei quali senza la minima conoscenza della lingua italiana. Le poche, ma estremamente preziose, ore di compresenza dei tre insegnanti del modulo (complessivamente sei su trenta alla settimana) sono in parte dedicate alle supplenze, in parte al sostegno individualizzato e al recupero dei bambini in difficoltà, in parte ancora per proporre le obbligatorie attività alternative a chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica. Intanto i due maestri presenti nelle due classi educano, istruiscono, incitano e correggono tutti gli altri alunni. Scusi se è poco!


Il Ministro Tremonti, durante una nota trasmissione, ha dichiarato che non capisce perché oggi occorrano “tre maestre per trenta alunni, mentre una volta bastava una sola maestra per tre classi”.
Vorremmo ricordargli alcune cose:
prima di tutto l’informazione è errata perché tre maestri lavorano su due classi, anche di venticinque, ventisei alunni ciascuna, e non su una classe sola! Sono presenti due docenti sulla stessa classe esclusivamente nelle sei ore di contemporaneità settimanali; nelle restanti ventiquattro ore il maestro è uno solo per sezione;
nei piccoli plessi, dove non ci sono classi parallele, la situazione è critica proprio perché le compresenze sono pressoché nulle;
“una volta” un unico maestro doveva insegnare solo italiano, matematica e qualche sporadica nozione di storia, geografia e scienze. Non esistevano gli studi sociali, la musica, l’arte, l’ed. motoria, l’inglese, l’informatica, l’ed. stradale, l’ed. alimentare, l’ed. alla salute, l’ed. all’affettività, il teatro, i laboratori… ;
“una volta” non erano inseriti nelle classi i bambini diversamente abili (erano relegati nelle scuole speciali);
“una volta” non erano presenti alunni stranieri che, pur essendo uno stimolo all’apertura verso altre culture, richiedono tempo e attenzioni particolari perché non capiscono e non parlano la nostra lingua e vanno aiutati ad integrarsi nel nuovo tessuto sociale;
“una volta” la scuola era la sola agenzia educativa, dopo la famiglia, e il maestro era visto come unica e incontestabile figura di riferimento per tutti.
Ci sembra chiaro che i tempi sono cambiati, che la società odierna, con la sua molteplicità di proposte e offerte formative, necessiti di una scuola più specialistica, originale e ricca di quella nostalgicamente rimpianta.
Il maestro non può e non deve essere un “tuttologo” che si arrabatta alla meno peggio per fare troppe cose e in poco tempo, ma il membro di un’équipe di lavoro dove il confronto e la collaborazione sono carte vincenti per analizzare e risolvere le problematiche di una classe e per sostenere insieme, di fronte alla famiglia, le scelte educative effettuate.


Anche il ritorno alle 24 ore settimanali è per noi assurdo. Che cosa elimineremo? Alcune ore di italiano e matematica, per leggere ancora sui giornali che siamo un popolo di analfabeti? O le ore di arte, musica e sport, così importanti per la formazione della persona?
La scuola del maestro unico è, proprio come una volta, la scuola della porta chiusa, del banco degli “asini”, dove chi è in difficoltà non può essere seguito e recuperato individualmente, ma viene a poco a poco isolato e lasciato a se stesso…
Noi vogliamo essere i maestri di tutti e la scuola del Ministro Gelmini non ci piace!


Vorremmo chiedere anche per quale motivo, ancora una volta, viene rivisitata e penalizzata l’organizzazione della scuola primaria che invece, secondo i dati dell’OCSE, è ai primi posti in Europa per risultati. Se sono stati raggiunti punti di eccellenza è solo perché questa organizzazione (alla quale siamo arrivati dopo anni di faticose sperimentazioni, prove e riprove) funziona davvero. Ma forse è troppo costosa? Allora Ministro sia più sincera, non si mascheri dietro principi pedagogici e sociali che non hanno alcun fondamento (ricordi che i bambini possono meglio trovare il loro punto di riferimento con più figure educative che con una sola) e dica chiaro e tondo agli Italiani che le è stato chiesto di tagliare le spese e risparmiare a tutti i costi, anche sacrificando migliaia di posti di lavoro…
E’ stato detto in più interviste che la scuola è malata, che è affetta da un grave virus che la porterà alla morte. Se torneremo alla scuola di cinquant’anni fa, la morte sarà certa, veloce e dolorosa.
Per cortesia, onorevole Gelmini, sia più democratica: ascolti che cosa abbiamo da dire noi insegnanti, dia retta a chi la scuola la ama e la vive davvero e ci lasci lavorare in modo serio e intelligente, con tutta la passione e la buona volontà che abbiamo sempre dimostrato.
Non sappiamo cosa farcene di “premi e incentivi”, se questi sono ottenuti a discapito della qualità dell’insegnamento.
Abbiamo subìto tanto, ma reagito sempre con impegno e dignità professionale. Ora però non venga a raccontarci che siamo troppi, che siamo inutili!


Il Collegio dei Docenti della Scuola Primaria di Clusone
Seguono sessantanove firme depositate presso la segrateria dell'I.C. Clusone
(la foto è tratta dal sito www.pourfemme.it)


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