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Storie di ordinario razzismo
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03/10/08 Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo scritto da Susanna Marietti ed inviata ad Arci MetroMondo
www.metromondo.it
dalla attrice e scrittrice africana Gabriella Ghermandi
www.gabriella-ghermandi.it
Amina Sheikh Said è una signora di origine somala di 51 anni, sposatada molto tempo con il signor Luigi Mancuso e cittadina italiana pernaturalizzazione. Amina e Luigi hanno quattro figli. Lo scorso 21luglio Amina tornava da Londra, dove era andata in visita ai figli che vi abitano. Portava con sé quattro dei suoi nipotini, tre di un figlio e uno di un altro, di età compresa tra i sette e gli 11 anni.
Arrivati all'aeroporto di Ciampino, la Polizia di Frontiera esamina i documenti dei bimbi e decide che qualcosa non va.
Qualcuno si rivolge ai piccoli in un inglese stentato, dice "kidnap"
(rapimento) con un buffo accento, loro ridono. Decisamente qualcosa
non va. I minori hanno perfino cognomi diversi tra loro.
Luigi Mancuso, giunto all'aeroporto a prendere la famiglia, viene fatto
entrare nell'area doganale. Lo si accusa con spregio di essere correo
nel reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. I coniugi
vengono interrogati sulla composizione del nucleo famigliare e sugli
spostamenti effettuati. Si ispezionano i bagagli. Nel frattempo anche
i bambini sono trattenuti, a nessuno è permesso chiamare i genitori o
il Consolato britannico a Roma, che tutto avrebbero potuto spiegare.
Poi qualcuno dice che occorre eseguire un'ispezione della persona.
Amina è condotta in una stanza e fatta spogliare. Le resta addosso il
solo reggiseno. Due donne le chiedono di assumere varie posizioni atte a osservare meglio le cavità del corpo. Amina acconsente. Ma quando mettono le mani in guanti di lattice e affermano di dover procedere all'esplorazione anale e vaginale, Amina rifiuta. Chiede almeno che sia un medico a farlo. Le donne la ingiuriano e la minacciano: "ti spedisco in carcere", "come sei nera fuori lo sei dentro", "daremo i bambini all'assistente sociale".
Pare che il reato ipotizzato sia ora magicamente mutato: non più ladra di bambini ma corriere della droga. Glielo dicono in faccia
sprezzantemente. Arriva una terza donna che afferma di essere un
medico. Non dà alcuna prova della sua qualifica. Amina continua a
rifiutare la perquisizione. La donna esce dalla stanza gridando:
"questa negra è pazza, ma se non fa quello che dico io la spedisco al
centro di igiene mentale".
Per oltre quattro ore rimane svestita di fronte a un numero
imprecisato di persone che entrano ed escono dalla stanza nel
tentativo di farla sottoporre all'ispezione richiesta. Dopodichè
arriva una barella, Amina viene ammanettata e distesa, sul corpo nudo qualcuno posa un telo di cellophane da imballo. Viene portata in
ambulanza al Policlinico Casilino. Qui, finalmente, la perquisiscono
dappertutto. E niente. Da nessuna parte si trova niente. Nessuno le
rilascia alcun verbale, delle perquisizioni effettuate non rimane
traccia. Solo, le si comunica l'avvio di un procedimento penale nei
suoi confronti per la resistenza opposta a pubblico ufficiale.
Per fortuna, Amina ricorda i volti di tutte le persone coinvolte. Per
fortuna, con l'aiuto delle associazioni Antigone
www.associazioneantigone.it
e Progetto Diritti
www.progettodiritti.it
che hanno raccolto la notizia, Amina mercoledì scorso ha sporto
denuncia affidandosi all'avvocato Luca Santini. Vogliamo tolleranza
zero.
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