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Un cambiamento che è una speranza
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05/11/08 Il nostro sito non si occupa di politica, ma come è possibile ignorare un risultato elettore, quello americano, tanto increbile quanto sognato da chi aspetta da anni un cambiamento? Furio Colombo, su 'l'Unità' di oggi scrive: "La sua forza sta in quel 'noi' con cui segna tutti i suoi discorsi, con cui chiama ciascun cittadino a non ignorare qualcosa di lui. Ma, piuttosto, a spostare su se stesso la responsabilità dunque la partecipazione a quel 'noi' ".
Nei suoi discorsi Barak Obama, 44° Presidente degli Stati Uniti, ha parlato di gratuità all'assistenza sanitaria, di voler investire nelle fonti energetiche alternative, di rendere le scuole accessibili a tutti. E a parlato, senza ipocrisia, di razzismo, ricordando che il divario sociale ed economico tra bianchi e neri è ancora vivo, ("Ecco dove siamo ora, in uno stallo razziale, fermi da anni").
Scrive Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano
(MI), sul suo blog
domenicofiniguerra.wordpress.com
: "Obama ha vinto. Ha saputo interpretare il bisogno di cambiamento. Gli ha dato una faccia. Nuova. Vincente. Ha saputo parlare sia alla testa che alla pancia. E’ stato credibile."
Stamattina, tutta la classe dirigente del PD sta festeggiando l’elezione di un afroamericano alla Casa Bianca. Tutta la classe dirigente, i capicorrente, i piccoli e grandi notabili, stanno elogiando il cambiamento.
Bene. Sarebbe un bel cambiamento, se alla fine dei festeggiamenti, Veltroni, D’Alema, Marini, Rutelli e tutti i dirigenti che hanno occupato la scena del centrosinistra negli ultimi 20 anni, e che portano la responsabilità, nel bene e nel male, della attuale situazione politica, si presentassero tutti dimissionari.
Ma so già, che questa sera, come ieri sera e come domani sera, ci saranno le solite facce. Più o meno simpatiche. Più o meno credibili. Ma tutte molto meno vincenti.
Ies, ui ken.
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