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Valpolicella su due ruote: quelle della bicicletta!
11/11/08
Riceviamo e volentieri pubblichiamo il dettagliato reportage realizzato dagli amici dell'associazione cicloambientalista MONZAinBICI-FIAB www.monzainbici.it in occasione della gita a Valpolicella con la formula bici+treno.


Parona di Valpolicella (VR), ore 10.00 di un sabato mattina. Quaranta ruote solcano leggere il lungadige, poco fuori dal capoluogo. Nessun motore e nessun rumore, salvo l’allegro chiacchiericcio di una ventina di irriducibili di “MONZAinBiICI”, in trasferta lungo l’Adige grazie alla calda ospitalità dagli Amici della Biciclettadi Verona www.amicidellabicicletta.it
Al paesaggio periurbano della metropoli milanese (o megalopoli padana) dall’orizzonte geometrico e cementizio, fa da piacevole contraltare, qui, la delizia dell’industriosa Verona, che a pochi chilometri dal suo centro apre il cuore e la vista sulla splendida Valpolicella, terra di vini, ulivi e frutteti che svela i suoi segreti a chi sa visitarla con rispetto ed in punta di piedi.
Il giro che gli amici di Verona hanno organizzato per l’occasione si snoda per una quarantina di chilometri lungo un itinerario di fondovalle racchiuso tra l’Adige, ad est, e le fertili colline ad ovest. Il percorso, a tratti pianeggiante, ma per lo più caratterizzato da un susseguirsi di saliscendi, è comunque di agevole svolgimento, lasciando all’occhio la giusta concentrazione per ammirare panorami variegati e suggestivi.
Risalendo le anse dell’Adige dalla città, e lasciando alla propria sinistra la diga di Chievo, importante manufatto di origine fascista, si giunge in breve tempo al vecchio porto della frazione di Parona, un tempo porta della città per il commercio fluviale proveniente dal nord Europa, e punto di partenza di un itinerario che ci porterà fino a San Pietro in Cariano attraverso strade secondarie e a tratti sterrate.
Lasciata alle nostre spalle Parona il paesaggio è immediatamente quello della Valpolicella, con ville patrizie, pievi, fontane ed altri manufatti spersi tra una teoria di ordinati filari di vite che si dispiegano a perdita d’occhio.
Una impegnativa (ma breve!) salita, preannunciata dalla villa del Quar nell’omonima località, culmina con l’abitato di Corubbio, dove villa Amistà fa bella mostra di sé nella sua nuova veste di albergo. Da qui, seguendo un antico sentiero di pellegrini, ed una seconda salita, si raggiunge località Cengia, punto panoramico da cui si possono dominare i paesi di Bussolengo, Arbizzano, San Floriano, Bure e Marano e, più in alto, San Giorgio Ingannapoltron.
Si prosegue in discesa fino a giungere, già in comune di San Pietro in Cariano, presso la cinquecentesca villa Galtarossa e le annesse cantine della Tenuta Pullè. La villa, di proprietà Pullè dalla seconda metà del '600 è passata di proprietà negli anni fino ad essere acquistata e restaurata negli anni ’30 da Giacomo Galtarossa.
Dopo aver attraversato la località Ossan, e prima ancora di raggiungerne la sommità di San Pietro in Cariano, vale la pena circumnavigare questo paese, sfruttando la comoda strada ad anello, per ammirarne l’architettura e l’inserimento paesaggistico. San Pietro in Cariano è un comune dalla forte tradizione agricola a cui, nel secolo scorso, si sono aggiunti insediamenti produttivi nel settore artigianale ed industriale, soprattutto nelle frazioni di pianura. Inoltre sono qui conservati testimonianze di insediamenti già a partire dall’età preistorica e, successivamente, romanica.
Dall’abitato ci si sposta, percorrendo per un brevissimo tratto la provinciale della Valpolicella, verso l’interessante pieve di San Floriano che ospita oggi, in una sorta di raccordo tra la tradizione e la modernità, un corso di laurea universitario in Scienza e Tecnologie Viticole ed Enologiche. Poco distante, concedendosi una deviazione verso nord di circa 3 km, merita una visita la pieve di San Marco Evangelista a Pozzo di Valgatara.
Da San Floriano si riprende quindi la strada del ritorno verso Verona attraversando i comuni di Pedemonte e Santa Maria di Negrar. Tempo permettendo, da Santa Maria è facilmente raggiungibile notevole la villa di Santa Sofia, risalente alla metà del secolo decimosesto. Ideata dal Palladio per conto di Marcantonio Serego, fu realizzata solo in piccola parte in accordo al progetto originario.
La luce si affievolisce, ed il tramonto riscalda pendii e vigneti con le sue tinte aranciate. Si supera nuovamente Parona e, dopo avere attraversato il ponte della ferrovia sull’Adige, si può raggiungere, attraverso la località Sorte e la discesa del Chiedo, la nuova pista ciclabile Rubinelli, che conduce in centro città lungo il canale Camuzoni.
La prima foto è tratta dal sito www.valpolicella.it


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