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In Provincia di Torino aumenta l'occupazione femminile, ma cresce il numero delle giovani madri dimissionarie
19/12/08
Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato inviato dall'Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Torino www.consiglieraparotatorino.it

Come si colloca l’occupazione femminile in un panorama nazionale che ha visto un + 20,6% delle persone in cerca di occupazione e l’aumento di un punto percentuale del tasso di disoccupazione, ora al 6,7%, nel primo semestre 2008? Il tema è stato affrontato mercoledì 17 dicembre scorso dalle Consigliere di Parità provinciali, Laura Cima e Ivana Melli e dall’Assessore alle Pari Opportunità Aurora Tesio, ospite Linda Laura Sabbadini dell’ISTAT - Direzione centrale per le indagini su condizioni e qualità della vita – che insieme a Cristina Romagnolli Dirigente Servizio Coordinamento Centri per l'Impiego della Provincia di Torino hanno individuato alcuni aspetti che rischiano di penalizzare le donne all’affacciarsi di una crisi che sarà più facilmente interpretabile nel 2009.
«Il nostro Paese è penultino in Europa per occupazione femminile, è solo al sedicesimo posto rispetto all’investimento nei servizi per l’infanzia (appena lo 0,5% del Pil), ha il tasso di inattività delle donne al 49,3% contro il 23,2% di paesi come la Svezia.
Va meglio nella nostra Provincia di Torino dove politiche attente alle donne hanno favorito l’occupazione femminile che raggiunge il 56%. Per quanto riguarda la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, uno dei fattori di maggior esclusione per le donne, molto è ancora da fare e lo percepiamo nettamente dalle difficoltà che ci segnalano le lavoratrici e i lavoratori alle prese con il costo dei nidi, anche comunali, con i licenziamenti e il propagare delle dimissioni per maternità. Per questo servono interventi concreti».
«L’occupazione femminile in Provincia di Torino si avvicina molto a quell’obiettivo indicato per il 2010 dalla Conferenza di Lisbona del lavoro femminile al 60%. Un risultato raggiunto con fatica e con l’impegno di tutti, anche delle istituzioni – ha sottolineato l’Assessore Tesio – E’ necessario riflettere e far di tutto perché le donne non arretrino su questo punto, tornando “a casa”, ma guardando piuttosto a modelli di intervento messi in atto da paesi come la Spagna che in pochi anni ci hanno addirittura supertati nel tasso occupazionale femminile».
«I dati parlano di una tenuta, finora, dell’occupazione femminile – ha spiegato Cristina Romagnolli – anche perché a soffrire della crisi industriale in corso sono soprattutto gli uomini impiegati nell’industria, mentre le donne, occupate soprattutto nei servizi, hanno risentito meno del momento sfavorevole. Dovremmo attendere cmq primi mesi del 2009 per capire l’evoluzione della situazione.
Tra le buone prassi già attive: la presenza presso i Centri per l’impiego di una rete di referenti di parità preparate per fornire sostengo e consulenza, in accordo con la Consigliera di Parità mentre il sistema informatizzato di rilevazione di assunzioni e licenziamenti da parte delle aziende, grazie a indicazioni su come sia la mobilità delle lavoratrici sul territorio provinciale, ci permette di approfondire come agire da questo punto di vista per aiutare le donne a conciliare vita e lavoro».
Proprio questo aspetto contribuisce alla fragilità dell’occupazione femminile. Un segnale preoccupante, lo ha rivelato la Consigliera di Parità supplente Ivana Melli, arriva dalla Direzione provinciale del Lavoro – Servizi Ispettivi - rispetto alle dimissioni delle donne entro il primo anno di età del figlio.
Il monitoraggio sul 2007, presenta nuovamente una situazione preoccupante, la stessa che nel 2002 aveva dato vita alla campagna informativa sui congedi parentali “I nostri auguri tra opportunità e diritti”. Nel 2007 sono state 720 le donne (60 al mese) che hanno rassegnato le dimissioni dal lavoro entro il primo anno di età del bimbo. La tendenza positiva dal 2003 che aveva permesso di raggiungere il livello minimo nel 2006 con 624 donne dimissionarie entro il primo anno di età del figlio (52 al mese), ha visto una nuova crescita nel 2007 di circa 100 unità. «Un dato legato a problematiche già conosciute – ha spiegato la Consigliera - quali la difficoltà delle aziende di concedere part-time o altri stumenti di flessibilità organizzativa o la carenza e inaccessibilità economica dei servizi per la cura dei bambini ma che richiede una nuova riflessione rispetto alle recenti evoluzioni del mercato del lavoro.


Donne e lavoro in Provincia di Torino: gli avviamenti del Centri per l’Impiego
L’osservazione dei dati relativi agli avviamenti al lavoro registrati dai Centri per l’impiego della Provincia di Torino, indicano un aumento generale del 4% dei tassi di femminilizzazione dal 2005 al 2007, con un incremento maggiore nel passaggio dal 2006 al 2007.
Questo nonostante una contrazione nelle fasce di età 25-29 anni, 30-34 anni e 35-39 anni dei i tassi di femminilizzazione per le donne disponibili al lavoro. Per queste fasce di età i tassi si riducono progressivamente dal 2005 al 2006 e infine nel 2007. Un incremento si registra per i giovanissimi dal 2006 al 2007 e per le tre ultime fasce, quelle più avanti negli anni, dove c’è un notevole incremento del flusso di disponibilità al lavoro a partire dai 40 anni. Anche per i disabili disponibili al lavoro, le donne disabili aumentano in modo progressivo la disponibilità al lavoro, soprattutto nelle fasce di età che vanno oltre i 40 anni e in particolar modo le giovani fino a 34 anni. Riducono la disponibilità al lavoro le donne che sono comprese tra i 25 e i 39 anni.
Per quanto riguarda le/i lavoratrici/ori non comunitari/e nel triennio 2005-2006-2007, l’incidenza dell’occupazione femminile, in rapporto al numero dei maschi occupati, ha subito una riduzione nel triennio, passando da 110 donne occupate ogni 100 maschi nel 2005 a 90 donne occupate ogni 100 maschi nel 2007.
Aumenta in generale il tasso di femminilizzazione degli avviamenti che dal 47,09% del 2005 giunge al 50,19% del 2007. I tassi di femminilizzazione crescono sia per il lavoro a tempo determinato che per quello a tempo indeterminato.
Il settore prevalente, senza la distinzione di genere, risulta essere quello dei servizi alle Imprese che resta prevalente anche per le donne, dove raggiungono il 54% dei casi. Per gli uomini invece risulta prevalente l’occupabilità nel settore dell’industria metalmeccanica.


Donne e lavoro in Piemonte
La performance occupazionale delle donne lavoratrici piemontesi vista in un’ottica di lungo periodo è stata nettamente migliore di quella maschile. Gli uomini sono stati penalizzati dalla progressiva caduta dell’occupazione nell’industria, mentre le donne sono state favorite dall’espansione delle attività terziarie, dove tendono a collocarsi.
La presenza femminile fra gli occupati resta comunque minoritaria anche se la loro quota è significativamente aumentata nel tempo determinata, anche, dalla rilevante flessione degli uomini occupati. La crisi industriale ha colpito pesantemente le lavoratrici, con una flessione delle addette all’industria di quasi il 25% tra il 2002 e il 2004 (-52.000 unità) mentre i servizi rappresentano sempre di più l’area di assorbimento principale della manodopera femminile. Un fenomeno analogo pare si stia ripetendo: nel I semestre 2008, la caduta dell’occupazione industriale investe in misura più che proporzionale le lavoratrici.
Nel terziario le lavoratrici sono il 54% del totale nel 2007, ma la quota sale al 78% nel comparto istruzione e sanità e raggiunge il massimo dell’84,2% nei servizi personali e familiari. La quota maschile, per contro, è largamente maggioritaria in agricoltura, nelle attività industriali in genere e nel ramo trasporti e comunicazioni. Le donne, inoltre, tendono a concentrarsi nel lavoro alle dipendenze: le lavoratrici autonome nel 2007 sono il 20,2% delle donne occupate, contro una percentuale del 32% fra gli uomini.
Tuttavia, l’occupazione femminile ha un “peso specifico” più basso di quella maschile, sia in relazione alla posizione nella professione, sia in rapporto alla stabilità dell’impiego e alle ore lavorate. Le donne sono fortemente sottorappresentate fra i dirigenti e fra le figure imprenditoriali, mentre si concentrano nei dipendenti fra gli impiegati esecutivi, e nei lavoratori autonomi fra le posizioni di carattere para-subordinato o assimilabili, con ovvie ricadute sui livelli retributivi.
Il 12,4% delle lavoratrici alle dipendenze, inoltre, detiene un’occupazione temporanea, contro l’8,8% degli uomini: la quota di occupate precarie sale al 50% fra le giovani tra 15 e 24 anni, a fronte del 46% maschile, ma il divario di genere si accentua con l’età con uno scarto massimo tra i 35 e i 44 anni (9% femminile, contro 4,2% maschile).
L’incidenza del part-time raggiunge in Piemonte il 24,3% fra le donne, contro il 4,2% degli uomini.
Il volume di lavoro prodotto dalle donne, a parità di teste interessate, risulta molto più basso di quello maschile, sia per il part-time, sia per le assenze legate alla maternità o alla cura dei figli, sia per il maggior ricorso degli uomini a prestazioni straordinarie. Quindi, il peso relativo delle donne occupate scende di ben 5 punti percentuali, se si guarda alle ore di lavoro effettive.
Il tasso di occupazione femminile nel 2007 in Piemonte è pari al 56,3%, quello maschile al 73,4%, con un divario di genere che si amplia al crescere dell’età, a partire dai 25 anni, mentre è relativamente contenuto fra i giovani. Il dato femminile ha comunque registrato nell’ultimo decennio un aumento ragguardevole nelle classi di età centrali, tra i 35 e i 54 anni: tra il 1993 e il 2007 il tasso di occupazione medio in questa fascia ventennale è salito di ben venti punti percentuali, dal 52,5% al 72,7%.
La disoccupazione fra le donne, è più ampia nella fascia centrale, fra i 30 e 49 anni, per la forte spinta al lavoro esercitata dalle donne adulte in cerca di reinserimento lavorativo, mentre gli uomini sono più presenti in proporzione ai due estremi della scala delle età: fra i giovani, per la tendenza a effettuare un minore investimento in istruzione, fra gli over 50, dove il divario di genere a sfavore della componente maschile è più evidente, per il peso della disoccupazione in età matura derivante dalla crisi industriale.
Buono il rendimento del titolo di studio per le donne: i livelli di disoccupazione femminile diminuiscono sensibilmente al crescere del grado di istruzione, anche per la presenza di numerose donne adulte a bassa qualifica.
La presenza femminile è prevalente in tutte le componenti dell’offerta di lavoro: sono il 53,5% dei disoccupati secondo le stime ufficiali Eurostat, con un massimo del 67% fra la disoccupazione potenziale e la maggioranza anche fra gli occupati in cerca di lavoro (il 54%), pur essendo una minoranza in questo aggregato, un dato che conferma la relativa debolezza dell’occupazione femminile.


Consigliere di Parità: aumentano le madri dimissionarie dal lavoro
Il segnale arriva dalla Direzione provinciale del Lavoro – Servizi Ispettivi rispetto alle dimissioni delle donne entro il primo anno di età del figlio. Il monitoraggio sul 2007 è stato richiesto dalle Consigliere di Parità provinciali, in continuità con quello avviato nel 2002 e che aveva dato vita alla campagna informativa sui congedi parentali “I nostri auguri tra opportunità e diritti”.
La tendenza positiva dal 2003 fino a raggiungere il livello minimo nel 2006 con 624 donne dimissionarie entro il primo anno di età del figlio (52 al mese), il dato è cresciuto nel 2007 di circa 100 unità ritornando al livello del 2002. Nel 2007 sono state 720 le donne (60 al mese) che hanno rassegnato le dimissioni dal lavoro entro il primo anno di età del bimbo. Un dato che richiede una nuova riflessione rispetto alle recenti evoluzioni del mercato del lavoro che si aggiungono a problematiche già conosciute quali la difficoltà delle aziende di concedere part-time o altri stumenti di flessibilità organizzativa o la carenza e inaccessibilità economica dei servizi per la cura dei bambini.
Dal punto di osservazione privilegiato delle Consigliere di Parità provinciali nel 2008 sono aumentate le richieste e sono più di 80 i casi pervenuti all'Ufficio.
Il quadro nazionale
L’aumento consistende della scolarità e una partecipazione attiva al mercato del lavoro non hanno garantito il superamento di dinamiche di esclusione in moltissimi ambiti e soprattutto nelle posizioni apicali: le donne sono, infatti, circa un quarto degli uomini tra i legislatori, dirigenti ed imprenditori ma occupano più della metà delle posizioni esecutive. Nonostante i numerosi risultati positivi raggiunti nell’ultimo decennio dall’occupazione femminile, il periodo di importante crisi rischia di far emergere i primi effetti di una fragilità mai superata.
Oggi le donne rappresentano il 52,2% dei lavoratori atipici in un contesto di flessibilità lavorativa che riguarda complessivamente l’11,9% degli occupati.
Tra gli elementi di fragilità permangono quelli legati alla sfera familiare e della cura dove è evidente il sovraccarico femminile, sia per le ore dedicate al lavoro familiare, superiori a quelle delle donne degli altri paesi e di molto inferiori a quelle degli uomini, sia per il sostegno di mutuo aiuto e di cura nella famiglia allargata. Le indagini hanno più volte mostrato come sia la madre (37%) più che il padre (11%) e in generale tutte le componenti femminili della famiglia allargata a sostenere il peso della cura familiare.
I servizi sul territorio nazionale coprono appena l’11% del fabbisogno (anche se le variabili regionali sono molto marcate) le madri lavoratrici con figli fino a 3 anni ricorrono nel 52,3% dei casi ai nonni e solo nel 27,8% dei casi agli asili pubblici o privati.
Un dato merita un’attenta riflessione al femminile: in generale sono aumentate del 22,8% dal 2004 le persone che non cercano lavoro perché temono di non trovarlo, sintomo di uno scoraggiamento crescente nei confronti della possibilità di trovare un’occupazione per 1.400.000 persone.
Per maggiori dettagli invitiamo a sfogliare gli allegati

scarica l'allegato (grafici.doc)

scarica l'allegato (donnelavoropiemonte.ppt)

scarica l'allegato (datiprovinciatorino.ppt)

scarica l'allegato (occupazionefemminileitaliaeuropa.pdf)


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