|
News |
|
Il precariato in Italia analizzato dalla Cgia di Mestre
|
05/01/09 L'Associazione Artigiani e Piccole Imprese
cgia.slowdata.com
ha reso noto una ricerca sui lavoratori flessibili, ovvero i dipendenti a tempo determinato, quelli assunti con collaborazione coordinata e continuativa a progetto e i prestatori d'opera, un universo che, a fine settembre 2008, risultava composta da 2.812.700 occupati, il 12% del totale dei lavoratori italiani.
I precari, che negli ultimi cinque anni sono aumentati del 17%, sono più numerosi al Sud (940.400, il 33% del totale nazionale): "La maggior presenza di precari al Sud– commenta Giuseppe Bortolussi della CGIA di Mestre – è dovuta al fatto che in quell’area sono più diffuse che altrove le attività stagionali che per loro natura richiedono contratti a tempo determinato come l’agricoltura, il turismo, la ristorazione, settore alberghiero. Inoltre, una buona parte di questi precari sono assunti nel pubblico, che nel Mezzogiorno continua ad essere un serbatoio occupazionale ancora molto significativo”.
Dopo il Sud, le regioni con più precari sono: il Nordovest (692.600), il Centro (606.00) e, infine il Nordest (573.700).
Sulla differenza tra le ore lavorative di un precario e quelle di un impiegato a tempo pieno Bortolussi aggiunge: "Tra gli impiegati e gli operai con un posto di lavoro stabile, oltre il 50% - cioè 7.669.000 occupati su un totale di 15.181.000 - lavora effettivamente più di 40 ore settimanali contro una media delle due categorie messe assieme pari a 36. Almeno in linea teorica ci sono le condizioni, per alcuni settori produttivi, di ragionare sull’ipotesi di introdurre la settimana corta in funzione anti-crisi".
|
|
|
|
| |
|
|
|