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Il premio l'Altropallone 2008 a Marco Calamai
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19/01/09 Dodici stagioni in serie A, coach di 365 partite in alcune delle società italiane di pallacanestro più quotate, un titolo di campione del mondo alla guida della nazionale militare italiana nel 1990. Poi stop al professionismo - “Non mi divertiva più” ha ammesso senza fare una piega – e l’incontro, 14 anni fa, con il mondo della disabilità. Successe a Modena, dove i destini dei ragazzi disabili mentali dell’associazione La Lucciola si incrociarono con quello di Marco Calamai e fu un vero colpo di fulmine. Con il supporto della dottoressa Emma La Macchia, l’ex allenatore dei giganti del basket mise una palla in mano a ragazzi autistici, spastici, con ritardi mentali, Down, che cominciarono a farla rimbalzare fino ad infilarla nel canestro. E il gioco piacque talmente tanto che non smisero più: nacquero le prime associazioni amatoriali di basket per ragazzi disabili e la tecnica utilizzata da Calamai divenne ‘metodo’, tuttoggi insegnato negli atenei ed oggetto di tesi di laurea.
Proprio per premiare questa sua importante attività nel mondo dello sport, giovedì 15 gennaio scorso Marco Calamai ha ricevuto il Premio L’Altropallone 2008, un riconoscimento simbolico e speciale che una giuria presieduta dal giornalista Gianni Mura consegna annualmente a chi riesce a fare grandi cose nel mondo sportivo, come realizzare progetti di integrazione e multiculturalità a favore di infanzia e adolescenza.
“Ringrazio coloro che hanno capito il mio messaggio” – ha dichiarato commosso Calamai mentre Milly Moratti, madrina della manifestazione, gli consegnava la targa. “Insegnare la pallacanestro ai ragazzi disabili dà grandi soddisfazioni, perché loro ti ripagano con grande affetto. Ma è anche un mestiere difficile, perché spesso occorre interpretare i loro messaggi. Io dico sempre agli allenatori che vogliono seguire le mie orme: abbiate la curiosità di andare al di là di un silenzio, di un rifiuto. Non leggete solo libri che insegnano a stare coi disabili, ma lavorate con loro ed imparate a conoscere i loro tempi, le loro emozioni”.
Il passaggio, quel semplice gesto di dare una palla ad un compagno fu l’azione che accese la famosa lampadina nella testa di Calami “Il passaggio come inizio di un dialogo è la molla che mi ha spinto a tentare questo percorso di gioco. Per lanciare (e ricevere) un pallone, ogni giocatore normodotato o ‘speciale’ deve capire e guardare non solo il compagno ma anche se stesso”. e il pallone si trasforma così nella chiave che apre porte fatte di pesanti silenzi.
Alla premiazione erano presenti, tra gli altri, l’assessora allo Sport e Politiche Giovanili della Provincia di Milano, Irma Dioli, Gianni Di Domenico, presidente dell’associazione L’Altropallone, Michele Papagna, coordinatore dell’evento e Gianni Mura, che ha definito Calamai un “campione di resistenza all’andazzo generale” e ha sottolineato come Marco abbia reintrodotto la figura dell’allenatore, un po’ coach, un po’ padre.
Tra il pubblico presente nella sala conferenze della Casa della Pace c’era anche Gianmarco Pozzecco, la ‘Mosca Atomica’, vice campione olimpico di pallacanestro da poco ritiratosi dalla competizione. L’ex giocatore ha raccontato la sua esperienza vissuta durante una partita disputata con atleti disabili: “All’inizio è stata una sensazione strana, cercavo di adeguarmi a loro. Poi ho capito che dovevo essere me stesso ed incoraggiare loro ad essere come me”.
Non poteva poi mancare qualche qualche stoccata al piani alti del mondo istituzionale e dello sport: “La Lega Basket – ha dichiarato Calamai - dovrebbe valorizzare meglio i principi di questo bellissimo sport e soprattutto le persone che lavorano affinché la pallacanestro non sia solo sponsor. Per fortuna siamo riusciti a sensibilizzare alcune grandi società come l’Armani Jeans, che ci metterà a disposizione i suoi impianti e con la quale sono in programma degli incontri normodotati-disabili.”
Laura Granata, dell’associazione milanese Il velocifero ha ricordato invece come “manchino corsi di formazione per allenare ragazzi disabili, attività spesso svolta a livello di volontariato, mentre l’insegnamento ai ragazzi ‘speciali’ è un vero e proprio lavoro, che deve essere svolto con grande professionalità” E ha aggiunto “Milano tratta sempre con freddezza queste iniziative.”
L’anno scorso Marco Calamai ha pubblicato il libro “Uno sguardo verso l’alto” (Ed. Franco Angeli) perché, come dice l’autore “il basket è l’unico sport che tende al cielo e questa è una rivoluzione per chi è abituato a guardare sempre in terra.”
Nella prima foto: da sinistra, Irma Dioli, Marco Calamai, Milly Moratti, Gianni Mura.
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