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Gruppo EveryOne: "Pegah Emabakhsh ha ottenuto asilo definitivo nel Regno Unito"
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13/02/09 Pubblichiamo il comunicato inviato dal Gruppo EveryOne
www.everyonegroup.com
Il Gruppo EveryOne, le
associazioni Certi Diritti
www.certidiritti.it
, Assist e Friends of Pegah Campaign hanno
ricevuto finalmente la notizia più attesa, sul fronte dei diritti dei
profughi e dei rifugiati: la signora Pegah Emabakhsh, che nel 2005 si
rifugiò dall'Iran a Sheffield, in Inghilterra, per sfuggire una
condanna alla lapidazione a causa della sua omosessualità, ha
finalmente ottenuto lo stato di rifugiata nel Regno Unito. "E' una
notizia di straordinaria importanza," commentano gli attivisti del
Gruppo EveryOne, "perché quando ci siamo assunti la responsabilità di
avviare la 'campagna dei fiori', il destino di Pegah sembrava già
segnato".
Si ricorda che nell'estate del 2007 la campagna per la vita
di Pegah promossa dal Gruppo EveryOne ha visto la partecipazione di
migliaia di persone, che da tutto il mondo hanno inviato mazzi di
fiori e lettere di sostegno presso il famigerato Yarl's Wood
Immigration Removal Centre, dove Pegah attendeva di essere trasferita
in aeroporto e quindi a Teheran, dove era attesa dal boia. "Per ben
due volte abbiamo fermato il volo della morte," continua EveryOne,
"mentre il movimento a difesa della vita di Pegah cresceva di giorno
in giorno e vedeva l'impegno delle associazioni GLBT, del Partito
Radicale, di forze politiche dell'Unione europea, intellettuali, ma
soprattutto di una moltitudine sterminata di cittadini che da cinque
continenti chiedevano al Regno Unito di salvare Pegah e all'Iran di
interrompere la persecuzione degli omosessuali, dei dissidenti e delle
minoranze".
Il caso di Pegah e quello successivo di Mehdi Kazemi -
ancora una volta sollevato dal Gruppo EveryOne - è stato alla base di
una Risoluzione del Parlamento europeo e di una sostanziale modifica
delle disposizioni del governo del Regno Unito in materia di asilo.
"La campagna dei fiori per la vita di Pegah e le campagne successive
che ci hanno consentito di evitare alcune deportazioni," proseguono
gli attivisti, "sono state possibili anche grazie all'apertura delle
Istituzioni del Regno Unito, che manifestano sempre attenzione verso
le istanze che provengono dai gruppi per i Diritti Umani. L'Ambasciata
britannica a Roma, per esempio, si è assunta in ognuno dei casi un
ruolo di mediazione con il governo di Londra, facilitando la
conclusione positiva di casi in cui il diritto all'asilo era stato
negato illegittimamente dall'ufficio immigrazione. Il caso Pegah non
ha cambiato solo il destino dei profughi omosessuali, ma anche di
quelli fuggiti da Paesi in cui sono in corso tragedie umanitarie, come
i burundesi Annociate Ningaparitse e Alvin Gahimbaze, due casi che
hanno consentito al nostro gruppo non solo di evitare la loro
deportazione, ma anche di dimostrare al governo del Regno Unito la
situazione umanitaria del Burundi e la conseguente estensione del
diritto alla protezione umanitaria".
E adesso il governo britannico
rende ufficiale il diritto di Pegah a restare sul proprio suolo a
tempo indeterminato: provvedimento che sancisce una tappa storica nel
campo dei diritti dei profughi. "Condividiamo con il Gruppo EveryOne,
le associazioni, i politici e gli amici di Pegah che hanno permesso
questo fantastico risultato," commenta con entusiasmo e commozione
Leslie Boulton, presidente dell'associazione Friends of Pegah
Campaign, "che rappresenta un evento davvero meraviglioso e un premio
per il duro lavoro che tutti noi abbiamo fatto, impegnandoci fianco a
fianco, per evitare che Pegah fosse rispedita in Iran".
Il Gruppo
EveryOne è attualmente in contatto con l'Ambasciata britannica a Roma,
con l'Agenzia di Frontiera britannica e con le autorità governative
per chiedere il rispetto del diritto alla protezione umanitaria di un
ragazzo gay rifugiatosi nel Regno Unito dall'Iraq, dove, dal 2001,
l'omosessualità è punita con la forca. Il profugo G. B. è seguito nel
Regno Unito dall'associazione Iraqi LGBT. "La motivazione con cui
l'Ufficio immigrazione ha respinto la sua domanda," affermano Roberto
Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne,
"è paradossale. Le autorità, infatti, hanno motivato il rifiuto
affermando che una persona omosessuale può evitare di incorrere nelle
leggi discriminatorie dell'Iraq e nella pena capitale semplicemente
'vivendo la propria omosessualità con riservatezza'."
"Anche non considerando il fatto che un essere umano dovrebbe essere
libero di manifestare il proprio stile di vita liberamente,"
concludono i leader di EveryOne, "senza dover temere azioni repressive
conseguenti alle leggi discriminatorie vigenti in un Paese, la
decisione del governo britannico, se attuata, metterebbe comunque in
pericolo di vita il ragazzo iracheno, che è già conosciuto da parte
delle autorità del Paese d'origine come omosessuale. Ma anche se così
non fosse, è lecito esporre un profugo omosessuale alla condanna
capitale, nel caso le sue inclinazioni venissero, per coincidenza,
scoperte?".
Il Gruppo EveryOne presenterà nelle prossime ore al Governo del Regno
Unito un dossier che testimonia la condizione di discriminazione e
persecuzione che gli omosessuali subiscono in Iraq.
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