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L'Antritrust blocca le gare per la gestione del servizio idrico lombardo
01/04/09
Riceviamo e pubblichiamo.


“Dopo la sentenza dell’Antitrust, l’unico modo per assicurare una gestione corretta dei servizi idrici è quello di affidarli a soggetti interamente pubblici, senza passare dalle gare”. È questo il commento del Comitato Italiano del Contratto Mondiale sull’Acqua www.contrattoacqua.it , che interviene in merito alla sentenza con cui l’Autority per la Concorrenza si è espressa sulla legge della Lombardia sui servizi idrici.


Scrive l’Antitrust nella sentenza: “La Regione Lombardia, con la Legge Regionale 12 dicembre 2003, n. 26, modificata da ultimo dalla Legge Regionale 29 gennaio 2009, n. 1, ha, invece, previsto una organizzazione del servizio idrico che prevede la separazione tra l’attività di gestione della rete e quella di erogazione del servizio. Come conseguenza di tale scelta, la Regione ha implementato un autonomo metodo tariffario per la regolazione e la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato”.
E ancora: “Poiché la legge in commento prevede che la somministrazione dell’acqua avvenga in regime di esclusiva, il modello lombardo sembra preludere alla duplicazione di posizioni di monopolio”.
L’Antitrust prosegue criticando i “criteri di qualificazione e aggiudicazione delle gare per all’affidamento dei servizi pubblici locali ”, ritenendoli distorsivi del mercato e della concorrenza.


Alla luce delle contestazioni dell’Antitrust e della confusione su una possibile impugnazione da parte del Governo, il Contratto Mondiale sull’Acqua:
• chiede alla Regione Lombardia di sospendere l’applicazione della legge regionale n. 1 del 2009 per la parte relativa alla suddivisione tra gestione ed erogazione e la messa a gara di quest’ultima
• si appella a tutti i Sindaci dei Comuni della Lombardia - in particolare quelli referendari - affinché si interrompano i percorsi (avviati in alcuni ATO, tra cui quello della provincia di Milano) per la separazione di gestione ed erogazione e si sospendano le gare.


Secondo il Comitato italiano, in tale scenario, l’unico modello applicabile è quello dell’affidamento diretto di tutto il servizio idrico (gestione ed erogazione) a società totalmente pubbliche. Il tutto come consentito dalla nuova legge regionale n. 1/2009, votata all’unanimità dal Consiglio Regionale a seguito dell’azione referendaria intrapresa da ben 144 comuni lombardi. Infatti con la nuova norma, gli ATO hanno ora la facoltà di affidare direttamente l’intero servizio idrico a società cosiddette “in house”, cioè di proprietà esclusivamente pubblica, senza ricorrere ad alcuna gara, passaggio, quest’ultimo, che avrebbe aperto ai privati.
Solo in questo modo, sostiene il Contratto Mondiale sull’Acqua, tutto il ciclo delle acque potrà restare fuori dalle regole del mercato e della concorrenza. In tal modo si potrà evitare la privatizzazione dell’acqua, un bene comune che deve essere gestito solo a livello pubblico, senza cadere nelle logiche della finanziarizzazione e degli intrecci societari che, nel disegno di Formigoni, avrebbero avuto in A2A il soggetto lanciato alla conquista della gestione dell’acqua di tutta la Regione, unitamente ad energia, gas e rifiuti.


Si ricorda che a gennaio la stessa Federutility (la federazione che riunisce le aziende di gestione dei servizi pubblici) aveva salutato positivamente la modifica alla legge regionale, “perché riconduce ad unità il ciclo idrico integrato. La precedente normativa rischiava di frammentare in segmenti operativi diversi quello che deve invece rimanere unito: il ciclo industriale dell’acqua.”.
Ed ancora: “La modifica normativa attuata dalla Regione Lombardia ha anche il pregio di ripristinare il diritto per gli enti locali (in questo caso gli Ato) a scegliere tra tutte le forme di affidamento previste dalla normativa europea…”. Relativamente alla specifica situazione dell’ATO provinciale di Milano (che governa l’acqua di quasi 2 milioni di abitanti, capoluogo escluso), il Comitato italiano denuncia ’inadempienza della Giunta Penati che, a distanza di quattro anni dalla dichiarazione di adottare in Provincia una gestione pubblica “in house”, non ha ancora dato attuazione a questo impegno, così come - attraverso la gestione dell’Assessora all’Ambiente e Presidente dell’ATO, Bruna Brembilla - a tutt’oggi non ha rispettato le mozioni di indirizzo approvate dal Consiglio Provinciale, l’ultima delle quali è stata approvata lo scorso 2 febbraio.


Il Comitato italiano chiede pertanto che la prossima assemblea dell’ATO sia chiamata ad esprimersi su un preciso impegno che preveda: l’annullamento della delibera del 2004 (Giunta Colli) relativa al collocamento sul mercato di una quota azionaria del 40% delle società di erogazione; la proposta di affidamento delle attività di erogazione e di gestione ad una unica società patrimoniale a totale capitale pubblico, da attuarsi secondo le modalità previste dalla legge regionale n. 1 del 2009 e nel rispetto di quanto consentito dall’art. 23 bis della legge nazionale n. 133/2008, in relazione all’affidamento in house previsto in deroga ma nel rispetto della disciplina comunitaria.
Secondo il Contratto Mondiale sull’Acqua, la partita deve essere giocata anche sul piano nazionale: occorre battersi per pretendere una modifica della norma nazionale (l’art. 23 bis della legge n. 133, votata ad agosto 2008), che a sua volta “obbliga” a ricorrere alla gara per l’affidamento dei servizi pubblici, definiti di rilevanza economica. In questo senso una risposta deve venire dal Parlamento che è chiamato ad esprimersi con tempestività sulla proposta di Legge di iniziativa popolare depositata nel luglio del 2007 e tutt’ora giacente presso la Commissione Ambiente della Camera. Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua Per informazioni


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