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I diritti negati
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24/08/09 Dal 1988 le vittime delle frontiere europee sono state 21.211: 14.794 i morti e 6.417 i dispersi. Fonte
fortresseurope.blogspot.com
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
www.unhcr.it
esprime il proprio sconcerto per i racconti forniti delle cinque persone di nazionalità eritrea, uniche sopravvissute a bordo di un gommone partito circa 20 giorni fa dalla Libia e rimaste in mare senza cibo, acqua nè benzina.
Dalle prime testimonianze dei cinque eritrei soccorsi a Lampedusa, sembrerebbe una tragedia del mare che ha coinvolto circa 80 persone, la maggior parte eritrei, a bordo di un gommone partito dalla Libia a fine luglio. Dopo tre giorni di navigazione, i migranti sarebbero rimasti senza cibo, acqua e benzina. Persa la rotta, l’imbarcazione sarebbe andata alla deriva e le persone a bordo avrebbero iniziano a morire a causa degli stenti. I cadaveri sarebbero stati via via gettati in acqua dai pochi sopravvissuti.
I cinque eritrei raccontano di aver incrociato sulla loro rotta un peschereccio, il quale, dopo avergli dato dell’acqua e del cibo, si sarebbe allontanato. Il 20 agosto un motovedetta della Guardia di Finanza ha raggiunto l’imbarcazione. I cinque passeggeri rimasti sono stati fatti sbarcare a Lampedusa per ricervere le prime cure mediche, viste le loro precarie condizioni di salute.
Oltre alla tragicità di quanto avvenuto, ciò che più allarma l’Alto Commissariato per i Rifugiati è che, in questo terribile viaggio, il gommone abbia incrociato altre imbarcazioni, senza che alcuna di queste prestasse soccorso a quanti erano a bordo. Ciò si pone in contrasto con l’antica tradizione marittima del soccorso in mare, che pare oggi essere pericolosamente messa in discussione.
L’Alto Commisariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati considererebbe di grande preoccupazione l’eventualità che l’inasprimento delle politiche del governo nei riguardi di chi arriva via mare possa avere l’effetto di scoraggiare i capitani delle navi e dei pescherecci dal soccorrere chi è in difficoltà.
Laura Boldrini portavoce dell'Alto commissariato dell'Onu per i Rifugiati ha specificato che le persone sul barcone non erano clandestini, bensì richiedenti asilo e ha chiesto di far luce sulle responsabilità di questa nuova tragedia, "affinché il Mediterraneo non diventi una terra di nessuno dove tutto può essere fatto senza che nessuno ne paghi le conseguenze".
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