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Dialetto nelle scuole? Niente di nuovo!
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24/08/09 Riportiamo il post di Debora Billi apparso su
www.crisis.blogsfere.it
Mi tocca fare un post sull'ovvio. Su questo blog si parla di crisi, e niente è più in crisi della scuola. Proprio quella che non dovrebbe.
Sento, qui dalle Maremme più impervie, che qualche decerebrato ha proposto di studiare il dialetto a scuola. Lodevole intenzione: visto che i nostri ragazzi già sono dei geni della matematica, sanno tre lingue e scrivono come Manzoni, è giusto ora darsi al recupero delle sane tradizioni per impiegare il tempo che avanza.
Ma non capisco la scelta del dialetto: è una materia che a scuola mi pare già molto seriamente approfondita, e praticata in tutte le ore di lezione. E' in classe che mio figlio ha imparato cosa significano "annamo", "magnamo", "mì padre", "m'addormo", "arisparagno" e altre significative espressioni della nostra bella e antica terra pregna di storia. Per tacere di altri validi recuperi culturali adatti ad età più mature, quali "mignotta", "attàccate ar c...", e "puzzi de marocchino".
Ogni compagno di classe padroneggia la materia come un maestro, e ciò è motivo di vanto per i genitori. Mio figlio, che costringo in clandestinità e nel segreto della nostra casa ad usare l'italiano, una volta ha chiesto sfacciatamente ad un compagno: "Ma perché a casa tua parlate tutti romano?". Inutile raccontarvi l'indignazione della madre, che ha orgogliosamente risposto "Noi semo romani e parlamo trasteverino!" Era evidentemente molto soddisfatta dei successi del figlio nelle operazioni di recupero della tradizione. Mio figlio, non contento, ha infierito: "Eh, ma da grande quando cercherai lavoro dovrai sapere l'italiano!" Al che, tale pargolo così pressato ha trionfalmente concluso: "Che me frega, tanto io faccio il calciatore!"
A parte la figuraccia da ignoranti che abbiamo rimediato, dovendoci scusare ripetutamente con la signora per aver messo in discussione l'utilità del dialetto imparato a scuola e convintamente praticato in casa, mi toccherà anche andare a protestare con quella napoletana della maestra. Ha messo a mio figlio 10 in italiano: che non si azzardi mai più. Mica voglio che passi per un asino... e poi cosa diranno i nonni, umiliati da una pagella così?
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