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Non-profit: settore in grande espansione ma che trattiene difficilmente il personale
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10/11/06 Secondo l'indagine 2006 condotta dall'Osservatorio Solidas-Hay Group sulle Risorse Umane nel Nonprofit circa le prassi gestionali e retributive di coloro che lavorano nel Terzo Settore, emerge che in due casi su tre il dipendente dell'ente non-profit è donna, di età inferiore ai 45 anni e, nel 60% dei casi, in possesso di una laurea. L'indagine si è svolta su un campione qualificato di 75 organizzazioni, delle quali il 53% presenta entrate annue superiori ai 3 milioni di euro.
Se la dimensione umana rappresenta il punto di forza dell'ambiente lavorativo non-profit, la sensibilità di sviluppo professionale non è così accentuata. Difatti, i livelli retributivi di quadri intermedi e dirigenti, anche se allineati a quelli del settore della pubblica amministrazione, sono nettamente inferiori rispetto a quelli dei colleghi del profit. Le più generose sono le associazioni, le fondazioni e le organizzazioni non governative, mentre le cooperative sono le realtà che erogano leretribuzioni più basse.
Il 40% delle organizzazioni retribuisce una tantum e solo il 12% del campione ricorre ad incentivi a breve termine correlati al raggiungimento di obiettivi individuali o di gruppo. E' questo uno dei motivi per cui le organizzazioni non-profit sono soggette ad un ricambio di personale medio annuo del 29% in entrata e del 17% in uscita, un turnover non riscontrato in nessun altro settore. 'Il non-profit deve investire di più e meglio nello sviluppo professionale dei collaboratori, ideando un diverso sistema di relazioni, adottando una gestione meno solidaristica e più meritocratica, altrimenti corre il rischio di perdere troppo presto le persone più preziose', ha dichiarato Luca Solari, docente presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Milano.
www.sodalitas.it
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