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"Il Bosco della Moronera": storia di una foresta che scompare
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06/10/09 Riceviamo da
www.domanunch.org
e pubblichiamo.
E' in progetto la ristampa del volumetto dedicato al devastante impatto della Pedemontana sul bosco della Moronera. Il testo è andato esaurito da alcuni mesi, ma il tema è purtroppo di sempre più cocente attualità.
Chiunque desideri prenotare una copia del libretto lo può fare tramite "Produzioni dal Basso"
www.produzionidalbasso.com
, una piattaforma che permette di prenotare lavori autoprodotti come libri, filmati, musica, e di ricevere l'oggetto desiderato non appena raggiunto un quantitativo minimo per coprirne i puri costi di stampa. Il libro, edito da Domà Nunch, sarà ristampato al raggiungimento di 50 prenotazioni; chi lo prenota dovrà effettuare il pagamento solo dopo il raggiungimento di questa soglia.
"Il Bosco della Moronera"(Ed.Domamà Nunch, 2009) è un dossier illustrato con stampa di qualità, foto inedite e documentazione raccolta negli archivi storici, dedicato all'analisi dell'importanza ecologica e delle vicende storiche di questa grande area forestale - sconosciuta ai più - situata nel sud della Provincia di Como, fra Lomazzo e Turate, sulla quale è in progetto il passaggio dell'autostrada Pedemontana e un imponente svincolo fra la stessa e l'attuale A9.
Il lavoro tenta di colmare, almeno in parte, la mancanza di studi eco-geografici su questa zona e porta alla luce delle scoperte interessanti, introducendo al contempo parecchi quesiti, sia di carattere ambientale che di natura sociale e culturale, i quali dovrebbero risultare in una maggiore coscienza di ciò che in quel bosco vive, prima dell'inizio dei lavori di sbancamento.
L'esempio del bosco della Moronera, la cui futura scomparsa lo accomuna a decine di altri luoghi d'Insubria, deve obbligare a una riflessione più seria e meno superficiale sul prezzo che il nostro territorio e la nostra identità pagano all'altare dell'urbanizzazione totale e delle "grandi opere", che della prima sono pioniere. Da parte nostra, ecco l'impegno alla prima forma di protesta civile a questo sistema, ovvero la diffusione della conoscenza dei nostri luoghi, il cui recente degrado non deve mai essere la giustificazione per il loro annientamento, bensì lo stimolo affinchè la politica si impegni a progettarne il recupero al bello.
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