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La Lombardia rischia la totale privatizzazione dell'acqua
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03/11/09
“Ancora una volta la Lombardia si appresta ad essere un modello di sperimentazione che anticipa l’indirizzo del Governo nazionale sul piano della privatizzazione dei Servizi
idrici”. È questa la denuncia lanciata dal Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua.
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Nonostante i positivi risultati raggiunti dai Sindaci referendari con la legge n. 1/2009, votata all’unanimità dal
Consiglio Regionale, che ha introdotto la possibilità per i Comuni di mantenere proprietà, gestione ed erogazione
dell’acqua in capo a società interamente pubbliche, le maggioranza del centro destra che avevano sostenuto le
richieste referendarie, dopo aver conquistato le amministrazioni di diversi comuni della Lombardia, puntano ora ad affidare ai privati l’erogazione dei servizi idrici!
I Sindaci dei Comuni della provincia di Pavia, riuniti in assemblea dell’ATO, hanno infatti indetto (lo scorso 20
ottobre) la prima gara di affidamento del servizio idrico della Lombardia. Sulla stessa lunghezza d’onda sono già
orientati i Sindaci degli ATO di Varese, Como, Lecco e Cremona.
Anche in provincia di Milano (non essendo stato formalizzato dalla giunta Penati l’affidamento pubblico) il rischio
è quello della messa sul mercato di almeno il 40% del pacchetto azionario di Amiacque, la società attualmente a
totale capitale pubblico, che già eroga il servizio idrico a ben 2,4 milioni di milanesi (capoluogo escluso). La
stessa proposta di cessione di quote ai privati sembra stia avvenendo per la SAL, l’azienda totalmente pubblica
della provincia di Lodi.
Anziché mantenere sotto il controllo pubblico proprietà ed erogazione dell’acqua, le amministrazioni di centrodestra
scelgono il modello dell’impresa mista con ingresso delle società private (con partecipazione almeno del
40%), anticipando in tal modo l’orientamento del Governo contenuto nell’art. 15 del D.L. 135, in discussione in
queste ore al Senato, col quale si vorrebbe favorire la privatizzazione dei servizi idrici in tutta Italia.
Ma in Lombardia il processo di privatizzazione avviene in un quadro legislativo più che incerto. La legge
regionale della Lombardia consente infatti ai Comuni (riuniti negli ATO, Ambiti Territoriali Ottimali) la scelta per il
mantenimento della gestione pubblica. Al contrario l’affidamento tramite gara è già stato contestato
dall’Antitrust e dall’allora Comitato di Vigilanza sulle Risorse Idriche (Co.Vi.R.I.).
Nello specifico la sentenza del marzo di quest’anno dell’Antitrust stroncava le norma regionale affermando che “il
modello lombardo sembra preludere alla duplicazione di posizioni di monopolio”, poiché disegna “una organizzazione
del servizio idrico che prevede la separazione tra l’attività di gestione della rete e quella di erogazione del servizio”.
Il Co.Vi.R.I. a maggio aveva bocciato il Piano d’Ambito approvato dall’ATO di Pavia, poiché “incentiva a
incrementare le vendite dell’acqua in violazione del principio di un uso sostenibile della risorsa e di una politica di
risparmio” e “non prevede un limite massimo di crescita annuale delle tariffe”. Nella stessa delibera l’allora Comitato
di Vigilanza aveva determinato di presentare un ricorso straordinario al Capo dello Stato per l’annullamento del
Piano d’Ambito pavese.
L’ATO di Pavia, anziché attendere l’esito del ricorso, ha preferito accelerare
l’apertura della gara, alla quale si presenterà anche un’Associazione di Imprese locali che sembra verrà
(paradossalmente) aperta alla multinazionale francese Veolia! Si può affermare che i Comuni del pavese
saranno gli apripista all’entrata in Lombardia delle grandi multinazionali francesi dell’acqua.
Se i Comuni ed i Sindaci lombardi, eletti dai cittadini, saranno espropriati delle loro competenze sull’acqua, che
senso possono avere le richieste di maggiore autonomia e di federalismo fiscale? Se la Lega si è mobilitata ed
ha concorso alla modifica della legge regionale della Lombardia (che obbligava a mettere a gara il servizio idrico)
ed ha sostenuto il modello di gestione diretta dell’acqua da parte dei comuni, ci chiediamo: perché a livello
nazionale ha sostenuto l’art. 15 con l’accordo Calderoli-Fitto che introduce l’obbligo di cedere ai privati (e quindi
alle imprese multinazionali) la gestione di beni comuni, in primis l’acqua, che appartengono ai territori?
Contro l’art. 15, che rischia di privatizzare l’acqua in tutta Italia, è in atto la campagna nazionale “Salva l’Acqua”,
promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
www.acquabenecomune.org
L’art. 15 risulta inoltre inficiato da possibili ricorsi di incostituzionalità, già annunciati dalla Regione Puglia.
Secondo il Contratto Acqua, in presenza di questo scenario incerto (sia a livello regionale a seguito dei ricorsi in
atto, sia a livello nazionale a causa dell’art. 15 in discussione al Parlamento), in Lombardia il sistema più sicuro
è l’affidamento diretto di tutto il servizio idrico ad aziende totalmente pubbliche.
E’ necessario quindi che
Sindaci e gli amministratori pubblici facciano sentire la loro voce nei confronti dei rappresentanti in Consiglio
Regionale e in Parlamento, per contrastare l’obbligo della messa a gara e le limitazioni alla gestione totalmente
pubblica dell’acqua.
Maggiori informazioni su
www.contrattoacqua.it
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