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L'acqua della provincia di Milano deve restare pubblica
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25/05/10 Riceviamo dal Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'Acqua
www.contrattoacqua.it
e pubblichiamo.
“Il destino dell’acqua pubblica della provincia di Milano è in mano ai sindaci
e al presidente della Provincia, Podestà”. È quanto afferma il Comitato italiano per il Contratto
Mondiale sull’Acqua, a seguito della seduta della conferenza dell’ATO (che riunisce i comuni della
provincia, capoluogo escluso) tenutasi martedì 18 maggio, durante la quale i sindaci, all’unanimità, hanno
deciso di prendere tempo, spostando dal 30 giugno al 31 dicembre 2010 il termine entro cui mettere
sul mercato il 40% del pacchetto azionario di Amiacque, la società attualmente a totale capitale
pubblico, che già eroga il servizio idrico a ben 2,4 milioni di milanesi (capoluogo escluso).
La decisione di
privatizzare la società risale al 2004, ma la scadenza è stata di volta in volta procrastinata, fino alla
decisione dello scorso martedì che ha spostato la data a fine anno.
In tal senso il presidente Podestà ha accolto la proposta,
lanciata dal Comune di Cologno Monzese, di valutare la possibilità di mantenere proprietà, gestione ed
erogazione in mani totalmente pubbliche, ovvero ‘in house’, possibilità reintrodotta con la Legge Regionale
n. 1/2009 a seguito dell’azione dei 144 Comuni referendari della Lombardia. In tal senso il Comitato italiano
Contratto Mondiale Acqua auspica che, a breve, l’ATO si faccia promotore di un momento di
approfondimento seminariale per analizzare il modello di gestione che scongiuri la privatizzazione dei
servizi legati all’acqua.
L’affidamento pubblico della provincia si metterebbe in linea con quanto deciso lo scorso aprile dal
Consiglio Comunale di Milano, che ha votato all’unanimità un OdG (allegato al Bilancio di previsione
2010) di impegno a “garantire, entro i termini previsti dal citato D.L. 135/2009, l’affidamento del servizio
idrico secondo la modalità ‘in house’ mantenendolo in capo al Servizio Idrico Integrato del Comune di
Milano”.
In pratica una riconferma dell’affidamento, avvenuto nel 2006 e scadente nel 2026, alla
società pubblica MM (Metropolitana Milanese), che gestisce l’acquedotto del capoluogo.
A livello regionale resta in ogni caso resta da definire, a seguito della sentenza del 2009 della Corte
Costituzionale, il destino delle società patrimoniali che nel frattempo sono state costituite in provincia di
Milano. Come affermato dal consulente dell’ATO provinciale di Milano, Avv. Staiano, la competenza per la
soluzione dell’impasse determinato dal pronunciamento della Consulta, spetta al Parlamento, che dovrà
legiferare specificatamente sul “caso Lombardia”, legittimando (con la creazione di una sorta di
salvacondotto) il principio della separazione tra gestione ed erogazione o, al contrario, chiedendo di fatto la
revisione del Piano d’Ambito provinciale.
Nel frattempo in Lombardia, così come in tutta Italia, prosegue senza sosta e con grande successo, la
campagna a sostegno del Referendum contro la privatizzazione dell’acqua
, la cui raccolta firme, iniziata lo scorso 24 aprile, sta riscuotendo un
incredibile successo e una grande partecipazione, avendo superato, dopo solo quattro settimane, più di 500 mila firme , delle quali più di 50 mila nella sola Lombardia.
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