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Quando si svende la propria terra
02/07/10
Riceviamo da Matteo Colaone, segretario dell'associazione eco-nazionalista Domà Nunch www.domanunch.org e pubblichiamo.


Ieri un quotidiano locale ha riportato la notizia di una famiglia di agricoltori, i cui terreni sono stati espropriati per la costruzione dell'autostrada Pedemontana. I figli - racconta l'articolo - stanno tenendo l'anziano padre all'oscuro dei devastanti effetti che porterà l'inutile opera fra i suoi coltivi. Gli raccontano che l'autostrada passerà sotto terra, permettendo loro di tornare presto a raccogliere i frutti del loro lavoro. La verità, infatti, sarebbe un colpo troppo forte per il resgiô. A una prima lettura, cronache come questa si trasfigurano in un piccolo dramma famigliare, che commuove i passatisti e provoca il ghigno spietato dei progressisti di ogni colore. Sarebbe piuttosto ora che la stampa si spendesse in inchieste più serie, raccogliere numeri e immagini, svelare il senso di queste continue strategie di attacco alla Terra nella loro verità di disastri culturali, ecologici ed economici senza possibilità di ritorno.


Ma il dato più sottile che ci colpisce è la vittoria dell'inganno, malattia tipica del mestierante della politica, che ha infettato anche la nostra popolazione. Sì, tanto da ridurla a fare proprie le bugie ascoltate da altri, piuttosto di avere il coraggio di tentare di decidere del proprio futuro. In questa triste vicenda della Pedemontana il punto più sconvolgente è proprio l'ignavia di quelli che, pur vittime dirette del progetto, non hanno avuto le palle di informarsi, di chiedere in giro, di unirsi ad altri, di prendere per il bavero il proprio Sindaco e - in ultima analisi - far valere i propri diritti, interessi e libertà.


Dunque, senza un'adeguata conoscenza (non diciamo del mondo, ma di cosa succede dietro a casa propria...) come si può pensare che la gente si preoccupi della scomparsa del paesaggio in cui vive, se non è nemmeno in grado di tutelare il proprio terreno, il proprio lavoro, la propria famiglia, riuscendo anche a mentire ai propri cari?


Certo, perchè i nostri vecchi non si sarebbero fatti portar via neanche un metro quadro di terra. I loro figli sì, anzi hanno contribuito a svenderla, a coprirla di asfalto e cemento, a farci i soldi. Quella generazione ha lasciato ai giovani una terra grigia, non più piacevole nè interessante, di cui è difficile innamorarsi. Stiamo subendo i danni provocati da due o tre generazioni di incoscienti, ignoranti e provinciali, che hanno la colpa di aver tradito la propria terra, svilito, ridicolizzato, nascosto i segni culturali del popolo cui appartenevano: da comunità, si sono ridotti a individui isolati e anche bugiardi. A molti altri ancora potranno inculcare storielle tranquillizzanti: tanto la maggior parte dei nostri connazionali ci crederà, come continua a credere che costruendo un'autostrada si riduca il traffico e le aree boscate aumentino. Oppure che abbiamo bisogno di nuovo sviluppo, come se in Insubria non si corresse già abbastanza per mantenere, oltre a sè stessi, molti altri territori d'Italia.


Resta il fatto che a noi di palle non potrete raccontarcene, e che i nomi di chi ha distrutto la nostra terra e la nostra cultura con pedemontane, expo, seconde e terze piste, per privatizzare i profitti e socializzare i danni, noi quei nomi non ce li dimenticheremo.


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