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Cittadinanzattiva boccia le scuole in materia di sicurezza
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20/09/10 Giovedì 16 settembre scorso, Cittadinanzattiva
www.cittadinanzattiva.it
ha presentato a Roma l'VIII Rapporto “Sicurezza, qualità e comfort a scuola”, un'indagine condotta su un campione di 82 edifici scolastici di ogni ordine e grado (dall’infanzia alla secondaria di II grado) appartenenti ad 11 Province di 8 Regioni: Piemonte, Lombardia, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.
Tra i risultati pubblicati sul rapporto si evince che: il 28% delle scuole denota deficit manutentivi; poco più di una scuola su tre tra quelle monitorate possiede la certificazione di agibilità statica (37%); più della metà delle scuole del campione si trova in zona a rischio sismico (55%); solo nel 25% dei casi (1 scuola su 4) è presente una certificazione igienico-sanitaria; solo una scuola su tre (31%) è provvista della certificazione di prevenzione incendi; il 93% non ha porte antipanico; il 29% non ha scale di sicurezza. I tagli alla scuola hanno gravato pesantemente anche sulla pulizia: gli ambienti sono più sporchi, il 35% dei bagni non ha carta igienica, nel 39% manca il sapone e il 68% non dispone di asciugamani.
Ai problemi riguardanti le strutture si sommano poi quelli che si riferiscono alla vivibilità nelle aule: infatti, il Regolamento attuativo della legge 133/2008, articolo 64, ha innalzato il numero degli alunni per classe, con conseguenze negative su vivibilità, didattica e sicurezza.
E se qualche nota positiva arriva dalla prevenzione (es., il piano di evacuazione è presente in tutte le scuole), qualche nota dolente arriva dalla rilevazione dei fenomeni di bullismo e vandalismo, aumentati rispettivamenti del 2 e del 7% rispetto all'anno scorso.
Tra le proncipali richieste avanzate da Cittadinanzattiva: aggiornamento annuale dell'Aagrafe edilizia; accessibilità ai dati dell'Anagrafe; ripristino dei fondi ordinali triennali per far fronte alle esigenze ordinarie di edilizia scolastica; no al sovraffolamento nelle classi; revisione dei limiti imosti dal Patto di stabilità per permettere agli enti locali di utilizzare i fondi messi a disposizione per la manutenzione degli edifici.
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