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Le radici della mafia attingono dal ricco Nord
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04/11/10 Segnaliamo il libro "Mafia. Le mani sul Nord" (Ed.Aliberti, 2010), di Sara Di Antonio, giornalista pubblicista laureata in Sotria contemporanea all'Università di Bologna.
Attraverso tre personaggi immaginari - un pubblico ministero, un giovane 'ndranghetista e un 'colletto bianco' - l'autrice indaga sulle infiltrazioni mafiose nell'Italia settentrionale, in particolar modo nella ricca e appetibile Emilia ROmagna.
Il libro-inchiesta porta la prefazione di Antonio Nicaso che scrive: "L’Italia è un labirinto socio-economico nel quale, in una confusione babelica, convivono benessere e disperazione. Un quarto del territorio nazionale è condizionato dalla presenza di organizzazioni criminali che hanno fatto delle relazioni socio-economiche, ma soprattutto politiche, il loro punto di forza. Secondo l’Eurispes, il fatturato annuo delle quattro principali mafie italiane è pari all’11,4 per cento del prodotto interno lordo. Un potere enorme che nessuna di esse avrebbe potuto accumulare senza la colpevole acquiescienza di un ceto politico e di apparati delle istituzioni che con mafia, ’ndrangheta, camorra e sacra corona unita hanno sempre colluso, intervenendo solo nei momenti di grande criticità, in seguito a stragi e omicidi eccellenti. Quando le mafie hanno smesso di sparare lo Stato anziché affondare il colpo, ha scelto il quieto vivere, il compromesso, l’inciucio. Ed è proprio il quieto vivere che da sempre favorisce le mafie".
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