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Mobbing: la causa Ferrante in attesa di giudizio
16/11/10
Riceviamo da www.consiglieraparitatorino.it e pubblichiamo.


Tappe conclusive, dopo una battaglia durata circa dieci anni, per l’ing. Elisabetta Ferrante, dipendente di una multinazionale con sede anche Torino che, con la sentenza della Corte di Cassazione n. 22858 del 09.09.2008, aveva viste riconosciute le proprie ragioni dopo una difficile storia personale di “mobbing” e complesse battaglie nelle aule giudiziarie del nordovest del Paese.


Una vicenda emblematica per via della storica sentenza della Suprema Corte, oggetto di studio nella relazione tematica dell’Ufficio del Massimario, e del Ruolo della stessa Corte che ha tracciato puntualmente i requisiti fattuali e di diritto affinché una condotta datoriale o del superiore gerarchico possa essere individuata come “mobbing” e quindi riconoscendone la sussistenza nei comportamenti subiti dalla lavoratrice ricorrente.
La sentenza ha sostanzialmente confermato che le prove e le motivazioni erano legittime e che il caso aveva le caratteristiche di quei comportamenti definiti con il termine anglosassone “mobbing”. Determinava, inoltre, che il problema era meritevole di tutela da parte delle corti italiane.
Cassata la sentenza della Corte d’Appello di Torino che aveva rigettato le (ritenute poi) legittime istanze della funzionaria, la Corte d’Appello di Genova, cui è stata rinviata la causa, domani 17 novembre esaminerà l’intera vicenda alla luce dei principi stabiliti nella famosa decisione. La Consigliera di Parità della Provincia di Torino, Laura Cima, pur non avendo potuto presentare formale atto adesivo essendo la causa fuori della sua area di competenza, auspica una decisione esemplare anche in questa fase conclusiva, che possa agire da precedente persuasivo e da riferimento per tutti nell’ancor lunga lotta contro il mobbing.


«Ricordiamo – sottolinea la Consigliera di Parità – che le vittime di molestie e ricatti sul lavoro sono moltissime e non hanno voce nel nostro paese. I dati ISTAT, recentemente presentati, hanno rilevato in un milione 224 mila le donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro, sono l’8,5% delle lavoratrici e negli ultimi tre anni, ben 347 mila donne (il 2,4 %) ha subito questi episodi».


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