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Maternità e lavoro: la conciliazione possibile?
17/12/10
Riceviamo da www.consiglieraparitatorino.it e pubblichiamo.


Come far sì che l'evento maternità non metta a rischio il posto di lavoro e i percorsi di carriera delle donne? Se ne è parlato stamane nell’ambito dell’incontro “Maternità e lavoro: la conciliazione (im)possibile” con cui le Consigliere di Parità provinciali, Laura Cima e Ivana Melli, hanno presentato i dati relativi alle dimissioni delle donne nel primo anno di età del figlio, monitorate in collaborazione con la Direzione Provinciale del Lavoro, e dei casi di discriminazione di genere sul lavoro trattati dall’ufficio delle Consigliere di Parità provinciali nel 2010.
L’incontro, a conclusione dell’intenso percorso compiuto in due mandati di attività, ha proposto una riflessione “a più voci” sull’esperienza nella “prevenzione e cura” delle discriminazioni di genere sul lavoro aprendo un confronto sulle modalità operative individuate insieme alle organizzazioni sindacali e datoriali, alle aziende e alle istituzioni al fine di individuare nuove sinergie e soluzioni possibili.
Un confronto sulle urgenze e necessità di iniziative forti e sinergiche a tutela delle famiglie che si trovano a gestire le attività di cura, di figli piccoli ma anche di persone anziane, e delle aziende che non possono essere lasciate da sole nell’affrontare un cambiamento culturale e organizzativo rispetto all’inserimento lavorativo delle donne.


La tavola rotonda, oltre all’intervento di Marilena Scarselli della Direzione Provinciale del Lavoro Torino, delle rappresentanti sindacali Tiziana Mascarello - Responsabile reg. Coordinamento Tematiche di Genere USR CISL, Maria Teresa Cianciotta, Uil Piemonte, delle delegate FIOM Cgil Torino, ha coinvolto nel dibattito Silvana Neri - Presidente Comitato per l’imprenditoria femminile Camera di Commercio di Torino, Giuliana Fresia - Federmager Minerva Torino. Laura Marchello - Comitato Pari Opportunità Agenzia delle Entrate ha invece presentato l’esperienza del nido aziendale avviato da un paio d’anni presso l’agenzia delle entrate.


I dati
A conclusione di un’attività quasi decennale le Consigliere di Parità hanno fornito una panoramica, emersa dai circa 600 casi trattati, sui nodi critici che riguardano l’attività di tutela.
Nel 2010 sono state 76 le donne, prevalentemente tra i 30 e i 40 anni (32) e tra i 40 e i 50 (25), che hanno chiesto la loro consulenza per difficoltà lavorative prevalentemente al rientro della maternità o per motivi che riguardano la flessibilità lavorativa. Tra le principali difficoltà rilevate il mobbing che interessa il 16% dei casi. La gran parte delle donne (57) ha un lavoro a tempo indeterminato e si è rivolta all’ufficio delle Consigliere di Parità attraverso il passaparola o per informazioni trovate su internet ma anche attraverso la Direzione Provinciale del lavoro, i Centri per l’impiego, i sindacati e la rete di realtà che sul territorio operano contro la discriminazione sul lavoro.
Rilevante anche il numero di casi di dimissioni nel primo anno di età del figlio che, seppur in leggera diminuzione (37 casi al mese contro i 43 del 2009) sono frequenti soprattutto nelle aziende con meno di 15 dipendenti (62,9%) e hanno come motivazione nel 49,5% dei casi l’”incompatibilità tra occupazione lavorativa e assistenza al neonato”.
L'ostacolo al lavoro arriva prevalentemente con il primo figlio (62,7% ) in una fascia di età compresa tra i 26 e i 35 anni (58% dei casi) e con un’anzianità di servizio al disotto dei tre anni.


Cosa fare per rendere più efficaci gli interventi? E’ sicuramente opportuno rafforzare l’attività in rete ma anche informare e sensibilizzare i luoghi di lavoro per contrastare l’ostilità verso la componente femminile e rompere la solitudine con cui le donne spesso si trovano ad affrontare un rientro dalla maternità. Ma servono anche nuove leggi, il rifinanziamento di alcune già esistenti e un rafforzamento della contrattazione a vari livelli e soprattutto di una sinergia territoriale che favorisca un rafforzamento dei servizi.
«La risorsa femminile non è più la componente debole del mercato del lavoro – ha voluto sottolineare Laura Cima – è sempre più importante e rilevante ma continua ad essere sottovalutata e ostacolata a tutti i livelli. E’ necessario continuare a impegnarsi con maggior energia e determinazione perché la scelta della maternità e della paternità rappresenti concretamente un valore sociale, importante per tutti, e non più una penalità che grava solo sulle famiglie e sulle donne in particolare».


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