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Certificazione SA 8000 alle aziende eticamente corrette
18/12/06
Secondo la Social Accountability International (S.A.I.) sono 52 le aziende italiane riconosciute 'eticamente corrette': la Toscana, con il 29%, è la regione che più ne possiede, seguita da Emilia-Romagna e Lombardia, entrambe a quota 13%. A distinguerle dalle altre è la certificazione SA 8000, uno standard internazionale che stabilisce il grado etico e la responsabilità sociale di un'azienda. Nata nel 1997 dal C.E.P.A.A. - Council of Economical Priorities Accreditation Agency - composto da 21 membri che rappresentano organizzazioni sindacali, organizzazioni non governative e associazioni che tutelano i diritti, Sa 800 è gestita dalla S.A.I., che lo rilascia unicamente alle aziende che rispettano i requisiti etici ispirati alla Convenzione Onu sui diritti del bambino, alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e alla Convenzione I.L.O. (International Labour Organisation).
Lo standard SA 8000, che si applica in tutti i settori produttivi tranne l'estrattivo-minerario, si basa sul rispetto dei seguenti punti: la retribuzione, gli orari di lavoro; il divieto di applicare pratiche disciplinari basate sulle punizioni corporali o sulle forme di coercizione mentale; il divieto di basarsi sul lavoro obbligato o minorile; il divieto discriminare i lavoratori in merito al sesso, la razza, la religione o gli ideali politici; la creazione di ambienti di lavoro salutari e sicuri; la libertà di formare od iscriversi a sindacati e l'applicazione di norme di gestione trasparenti che permettano anche di selezionare fornitori che rispondono ai requisiti SA 8000.
Sempre dai dati della S.A.I. l'Italia risulta essere il paese europeo più etico e socialmente responsabile, con il 61% di aziende dotate di certificazione SA 8000. Enrico Valdani, professore di marketing all'Università Bocconi di Milano, così commenta il fenomeno: 'Anni fa, nell'acquistare un elettrodomestico o un automezzo, si cercava di mettere in relazione le prestazioni e i prezzi. Ora non c'è dubbio: la dimensione sociale è centrale, anche a livello di comunicazione e pubblicità. Magari si è disposti a spendere di più, ma si vuole la certezza che la merce non sia stata realizzata, ad esempio, sfruttando i bambini dei Paesi più poveri'.

Tratto da 'Io Donna'-Settimanale del Corriere della Sera del 16/12/06


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