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Le rimesse come fonte di sviluppo dei Paesi più poveri
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05/01/07 Negli ultimi tempi si assiste ad un fenomeno che sta cambiando la realtà economica dei Paesi in via di sviluppo (Pvs). Si tratta dell'aumento delle rimesse, ossia i trasferimenti di denaro che dall'estero arrivano nei Paesi più poveri e il cui valore ha raggiunto quello degli investimenti esteri diretti, mentre rappresenta il triplo degli aiuti ufficiali allo sviluppo. L'aspetto più importante di questo meccanismo è che il denaro, inviato per la maggior parte dai familiari emigrati, raggiunge direttamente le piccole comunità locali e questo non solo permette la soddisfazione dei bisogni primari, ad esempio quelli alimentari, ma stimola lo spirito imprenditoriale dei singoli nuclei di persone. In particolare, i soldi vengono utilizzati per l'acquisto di case, nel finanziamento di forme di previdenza e pensione, nel finanziamento dei costi di scolarità dei giovani rimasti nel Paese d'origine mentre, nei Paesi colpiti dalle guerre civili o dalle catastrofi naturali, le rimesse assicurano la prima sopravvivenza.
Ma a quanto ammontano le rimesse? 166,9miliardi di dollari è la stima delle rimesse inviate dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo, 200 dollari è la media mensile d'invio di denaro da parte di ciascun emigrato in Occidente, mentre il valore stimato delle rimesse a livello mondiale è pari a 233,3miliardi di dollari (cifra che comprende sia i flussi verso i Pvs, sia quelli verso i Paesi industrializzati).
Esempio eclatante dei benefici indotti dalle rimesse si può osservare nel Lesotho, Paese africano in cui tali flussi di denaro hanno ridotto dell'11% il numero degli abitanti che vivono sotto la soglia della povertà.
Tratto da 'Il Sole-24 Ore' del 13/11/2006
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