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E' partita la Carovana per il diritto all’acqua in Palestina
19/09/11
Riceviamo e pubblichiamo.


Alla vigilia della presentazione all’Assemblea delle Nazioni Unite da parte dell’Autorità Palestinese di una proposta di riconoscimento dello Stato Palestinese come 194° paese membro della comunità internazionale, una Carovana per il Diritto all’Acqua dal 10 al 17 settembre ha percorso i Territori Palestinesi Occupati da Israele per conoscere i problemi di accesso all’acqua e le violazioni di tale diritto umano.
La carovana era composta da rappresentanti del Comitato italiano del Contratto Mondiale dell’acqua, delle associazioni CEVI, Rete Radiè Resh, Associazione Sant’Angelo Solidale, GVC, Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Assopace, comitato corsichese acqua pubblica, da alcuni giornalisti, da rappresentanti di Enti locali (Provincia di Trento, Comuni di Udine e Savona).


Il viaggio, fatto insieme ai Comitati Popolari palestinesi di Resistenza Nonviolenta, ha percorso in 7 giorni i Territori Occupati Palestinesi, dalla Valle del Giordano a Tulkarem, da Jenin a Hebron. Negli incontri con le comunità palestinesi abbiamo potuto appurare che la gestione dell’acqua è tutt’ora sottoposta agli Ordini Militari del 1967, che negano il diritto all’acqua del popolo palestinese limitando e di fatto impedendo:
la costruzione di nuovi pozzi o la riabilitazione di quelli esistenti
la costruzione di reti idriche e di impianti di trattamento delle acque reflue
la gestione complessiva delle risorse idriche da parte dell’Autorità Palestinese dell’Acqua.


La costruzione del Muro, illegale nel suo percorso, come da sentenza del Tribunale Internazionale dell’Aja del 2004, ha sradicato migliaia di alberi, confiscato e praticamente annesso terre fertili, pozzi e falde acquifere.
Con continue ordinanze militari Israele sottrae le terre più fertili e ricche d’acqua alle popolazioni palestinesi, compresa quella beduina, cercando di far abbandonare la terra ai palestinesi, come i partecipanti alla carovana hanno visto nella Valle del Giordano e a Sud di Hebron.
Allo stesso tempo viene impedito all’Autorità Palestinese lo sviluppo di politiche ambientali a salvaguardia delle risorse idriche e per la riduzione dell’inquinamento dalle acque reflue e dagli scarichi industriali provenienti anche dalle colonie israeliane, che scorrono nei torrenti e nei fiumi inquinando il territorio a rischio di provocare malattie sia agli esseri umani che agli animali.
Le limitazioni che la popolazione locale subisce quotidianamente negli spostamenti in territorio palestinese aggravano ulteriormente questa situazione.
Tutto ciò è in violazione non solo del diritto umano all’acqua riconosciuto dall’ONU, ma anche degli accordi di Oslo e del diritto internazionale.


A conclusione del viaggio lanciamo il seguente appello al Governo italiano e ai Governi europei, alla luce di quanto visto e delle testimonianze raccolte:
sostenere la proposta di risoluzione per il riconoscimento dello Stato Palestinese presso l’Assemblea delle Nazioni Unite e presso il Consiglio di Sicurezza, auspicando che i membri con diritto di veto di tale organismo non lo esercitino


esercitare una pressione sul Governo Israeliano e sulla comunità internazionale affinché venga garantito il diritto all’acqua al popolo palestinese, cessino immediatamente le violazioni al diritto internazionale e l’occupazione militare.


Per informazioni scrivere a: segreteria@contrattoacqua.it o telefonare al Comitato italiano del Contratto Mondiale dell’acqua 02.89056946.
Foto tratta da www.cospe.it


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