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Nuovo Rapporto di OMS e ADI: Demenza, una priorità di salute pubblica
13/04/12
Un rapporto diffuso oggi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e Alzheimer’s Disease International (ADI) www.alz.co.uk/WHO-dementia-report invita governi, politici e le altre parti interessate a considerare le demenze una priorità mondiale di salute pubblica. Il nuovo rapporto fornisce una panoramica autorevole sull'impatto della demenza in tutto il mondo. Oltre alle migliori pratiche e a studi di casi pratici provenienti da tutto il mondo, contiene la più completa raccolta di dati, comprese le statistiche provenienti dai Paesi a basso e medio reddito, evidenziando che questo è veramente un problema globale e non solo una "malattia del mondo industriale".


«OMS riconosce la dimensione e la complessità della sfida alle demenze ed esorta i Paesi ad inquadrare le demenze come una priorità di salute pubblica», ha detto il Dott. Saxena. «In questo momento, solo 8 dei 194 Stati membri dell'OMS hanno un piano nazionale sulle demenze in atto. Alcuni Paesi, come l’India, hanno strategie nazionali, ma sviluppate da organizzazioni della società civile. La nostra speranza è che altri Paesi seguano il buon esempio, utilizzando il rapporto come punto di partenza per la pianificazione e l’implementazione di piani nazionali ufficiali. Poiché sappiamo che queste malattie esploderanno in questo secolo, in quanto tutti noi viviamo più a lungo - il rischio di demenze è già di 1 a 8 per gli over 65 e un scioccante 1 a 2,5 per gli over 85 - il suo impatto sarà sempre maggiore con il passare dei decenni».


Nella sua prefazione alla relazione, il Direttore Generale dell'OMS Dr.ssa Margaret Chan ha definito il rapporto "un importante contributo alla nostra comprensione delle demenze e del loro impatto sugli individui, le famiglie e la società." Il rapporto infatti "fornisce la base conoscitiva per una risposta globale e nazionale che può aiutare i governi nazionali, i responsabili politici e le altre parti interessate ad affrontare l'impatto delle demenze come una minaccia crescente per la salute globale".
La Dr.ssa Chan ha esortato tutte le parti interessate a "rendere i sistemi di assistenza sanitaria e sociale informati, sensibili e reattivi rispetto a questa incombente minaccia".


Marc Wortmann di ADI ha sottolineato l'urgenza di intervenire: «Con il loro impatto devastante sulle persone affette da demenza, le loro famiglie, le loro comunità e i sistemi sanitari nazionali, le demenze rappresentano non solo un problema di salute pubblica, ma anche un incubo sociale, fiscale ed economico. In tutto il mondo ogni 4 secondi nasce un nuovo caso di demenza. Questo è un tasso di crescita impressionante, pari a 7,7 milioni di nuovi casi ogni anno - le stesse dimensioni delle popolazioni della Svizzera e Israele. I nostri attuali sistemi sanitari non possono far fronte all'esplosione della crisi delle demenze, in quanto tutti noi viviamo più a lungo. Questo imminente disastro economico e del debito pubblico rappresenta una sfida sociale e sanitaria di prim'ordine. Tuttavia la relazione dimostra anche che si può fare molto per migliorare la vita delle persone affette da demenza e dei loro familiari.
La comunità dell’Alzheimer e delle altre demenze e il mondo intero hanno un enorme debito di gratitudine verso l'OMS per aver assunto la leadership nella creazione del rapporto. L'OMS è l'unica organizzazione a livello mondiale capace di un ruolo fondamentale in materia di salute pubblica».


Il rapporto viene diffuso nel nostro Paese grazie alla Federazione Alzheimer Italia, rappresentante per il nostro Paese di ADI. La Presidente Gabriella Salvini Porro ricorda: «In Italia si stima che le persone con demenza siano un milione, di cui 600mila malate di Alzheimer. Il nostro Paese non possiede ancora un Piano nazionale per le demenze, urgenza espressa e richiesta non solo oggi dall’OMS ma dichiarata già 4 anni fa dal Parlamento Europeo con l’adozione della Dichiarazione Scritta 80/2008, in cui si riconosceva la malattia di Alzheimer come priorità pubblica e si auspicava lo sviluppo di un Piano d’azione comune. Paesi vicini al nostro come la Francia e la Gran Bretagna hanno varato nel tempo Piani nazionali per migliorare la vita dei malati e di chi li assiste, per aumentare la conoscenza della malattia, per garantire l’accesso a migliori servizi di assistenza e sostegno sul territorio. In Italia non è stato fatto ancora nulla di tutto ciò, ma urge programmare iniziative concrete.
La Federazione Alzheimer Italia si mette a disposizione delle Istituzioni in particolare per contribuire a creare nel breve periodo una rete assistenziale - formata da famiglie, medici, ricercatori, finanziatori, associazioni e comitati etici - intorno al malato, che va riconosciuto e trattato come individuo competente e razionale, non come un paziente senza memoria. Una rete quindi che sia in grado di affrontare davvero quella che diventa ogni giorno di più un’emergenza sanitaria e sociale; una rete che dia l’opportunità di migliorare la qualità di vita di oltre un milione di persone».


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