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Istituto Italiano della Donazione: Indagine: "Indici di efficienza degli Associati IID"
19/11/12
Riceviamo da www.istitutoitalianodonazione.it e pubblichiamo.


Mercoledì 14 novembre si è tenuta a Milano l'annuale Conferenza Nazionale della Donazione dell’Istituto Italiano della Donazione (IID) dal titolo “Come il Non Profit può contribuire alla crescita”. In quest’occasione è stata presentata l’indagine Indici di efficienza degli Associati IID (2a edizione, riferita agli anni 2009, 2010 e 2011) realizzata dall’Osservatorio di sostegno al Non Profit sociale dell’IID.

Lo studio affronta il tema - da anni al centro del dibattito tra addetti ai lavori e non solo - dell’individuazione di alcuni significativi indici di efficienza per il Terzo Settore italiano.
L’analisi, svolta su un campione di 55 Organizzazioni Non Profit (ONP) Socie dell’Istituto, si focalizza infatti sull’utilizzo di un set di indici che si rifanno alla Raccomandazione N° 10 formulata dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, volti ad analizzare l’impiego delle risorse da parte delle ONP e l’efficienza della loro raccolta fondi.


Sottolinea Franco Vannini - Coordinatore Comitato Associati IID e curatore dell’indagine: ”L’indagine ha due obiettivi fondamentali: anzitutto verificare come si pongono complessivamente i Soci IID in un discrimine in cui sappiamo (dall’indagine IID “I Donatori italiani e il Terzo Settore”, realizzata in collaborazione con GfK Eurisko nel maggio 2011) che i cittadini donatori ritengono “accettabile” un rapporto 70% - 30% tra oneri per la missione e altri oneri; in seconda battuta è nostra intenzione evidenziare che segmentando il campione secondo diversi criteri (tipo di attività, dimensione economica, fonti di finanziamento, presenza di volontari, livello organizzativo) questi indici variano sensibilmente, quindi gli eventuali benchmark ad essi relativi devono essere opportunamente identificati”.


Dall’indagine emerge che gli oneri negli anni 2009 – 2011 dei Soci IID sono in media così distribuiti: 83% per la missione (oneri istituzionali o tipici), 11% per la struttura (oneri di supporto), 6% per la promozione e la raccolta fondi. Questi valori migliorano leggermente rispetto alla precedente edizione dell’indagine riferita agli anni 2006, 2007, 2008: 79% missione, 12% struttura, 9% raccolta fondi. La distribuzione dei singoli valori di questa edizione è comunque molto piatta tra valori minimi e massimi piuttosto lontani fra loro. L’indice di efficienza della raccolta fondi (oneri raccolta fondi su proventi raccolta fondi) dei Soci IID non differisce dall’analisi precedente, attestandosi a 0,19: in media sono dunque necessari 19 centesimi per raccogliere un euro.


Anche se siamo in presenza di un campione molto particolare, si possono ugualmente evidenziare letture diverse a seconda del punto di vista scelto. Nel raggruppamento per tipo di missione/settore di attività si rivela molto ardua la raccolta fondi per le ONP Socie che lottano contro l’emarginazione sociale (che necessitano di 34 centesimi per ottenere un euro), si evidenziano maggiori costi per raccolta fondi e struttura da parte delle ONP che si occupano di ricerca (26%) ed emerge un basso investimento in raccolta fondi da parte delle ONG (5,2%).


Nell’analisi per dimensione delle entrate primeggiano i maggiori costi di struttura (15,5%) per le ONP Socie di dimensione più modesta (< 1 milione di euro) e risulta lampante la capacità di fare economia di scala delle ONP più grandi (>5 milioni di euro), le quali riescono così a contenere le spese di struttura (8,6%).


Suddividendo il campione dei Soci IID per fonti di finanziamento prevalente chi può contare su finanziamenti dal pubblico dedica maggiori oneri per la missione (88,3%) e dichiara ridotti costi di raccolta fondi (2,5%), mentre chi non ha una specifica prevalenza tra le fonti ha costi di struttura rilevanti (14,3%).


Ponendo l’attenzione al raggruppamento per numero di volontari sul totale delle risorse umane impiegate (con la premessa della limitatissima validità di questi dati per effetto della difficoltà a stimare il numero reale dei volontari e la mancanza della loro valorizzazione nei bilanci), sembra che una moderata loro presenza possa favorire un maggior impegno nella missione e qualche risparmio negli oneri di struttura.


Nella suddivisione per livello organizzativo (sedi centrali di organizzazioni nazionali, con sedi periferiche autonome, rispetto alle organizzazioni mono sede) appare evidente che le spese di struttura sono largamente più consistenti (18%) per le realtà Socie IID con un livello organizzativo più complesso, rilevanti quelle per la promozione e la raccolta fondi (9,6%) e, conseguentemente, ridotte quelle direttamente impiegate per la missione (72,4%).


Commenta Franco Vannini: ”Alla luce dei dati emersi riteniamo molto importante sottolineare che le prestazioni delle diverse ONP Socie IID devono essere valutate ponendo molta attenzione alle singole caratteristiche salienti delle Organizzazioni ed al punto di vista che si vuole mettere in evidenza: missione, dimensione, finanziamento, volontariato, gerarchia. Continueremo a monitorare questi dati per verificare le reazioni delle ONP alla crisi economica in atto”. “L’indagine risponde chiaramente alla tesi della Conferenza - aggiunge Edoardo Patriarca, Presidente IID -: pone infatti l’accento sul fatto che, tenendo opportunamente sotto controllo la propria gestione, ONP certamente virtuose si possono mettere nella condizione di poter partecipare da protagoniste agli sforzi per uscire dall’attuale stretta economica. Abbiamo bisogno di innovazione e speranza per farcela: il Non Profit è ottimista e continuerà a lavorare positivamente. I risultati dell’indagine mi hanno fatto molto piacere perché evidenziano le ottime performance dei Soci IID, soprattutto per quanto riguarda i contenuti costi di struttura”.


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