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Cooperazione internazionale: il Consiglio dei Ministri dà il via alla riforma
07/04/07
In data 5 aprile 2007 il Consiglio dei Ministri ha licenziato in via definitiva, su proposta del Ministro degli affari esteri, Massimo D’Alema, un disegno di legge che delega il Governo a riformare il settore della cooperazione dell’Italia con i Paesi in via di sviluppo, in linea con gli assetti normativi internazionali profondamente mutati dal 1987, anno in cui l’Italia si dotò della legge in materia tuttora in vigore (legge 26 febbraio 1987, n.49). L’accresciuta incidenza dei fattori sperequativi, da quelli economici a quelli climatici, l’avanzare della povertà, la maggiore consapevolezza di profonde ingiustizie sociali e civili che affliggono Paesi dove minore è l’attenzione ai problemi sociali e la tutela dei diritti, hanno indotto all’adozione di Atti internazionali e comunitari che convergono sull’esigenza di rafforzare la cooperazione allo sviluppo attraverso l’elaborazione di nuove strategie (basate anche sul monitoraggio degli strumenti di assistenza forniti) e sull’individuazione di specifici interventi per l’attuazione delle politiche di cooperazione finalizzate al raggiungimento di obiettivi quali, in primo luogo, un significativo contrasto alla povertà. Coerentemente con la qualificazione della cooperazione allo sviluppo quale parte integrante della politica estera italiana, il disegno di legge detta criteri di delega che ne caratterizzano maggiormente assetti e originalità, anche prevedendo l’istituzione di un’apposita Agenzia per la cooperazione allo sviluppo. Sul disegno di legge ha espresso parere favorevole la Conferenza Stato-Regioni.
Ora la riforma passa all'esame del Parlamento e sono diverse le novità in cantiere.
A cosa serve la cooperazione - Molto più ampio il ventaglio di finalità che la cooperazione si pone con i suoi interventi. I progetti, con il nuovo testo, vengono finalizzati al miglioramento delle condizioni economiche, sociali, culturali, di lavoro e di vita delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo, anche con iniziative di formazione, alla cancellazione del debito, alla lotta alla povertà e alla discriminazione di genere, alla tutela dell'infanzia, alla promozione dei diritti umani, del ruolo delle donne, della solidarietà internazionale e della pace e alla tutela dei beni comuni, dell'ambiente e del patrimonio culturale.
Chi coinvolge - La Riforma allarga la platea dei soggetti impegnati nella cooperazione. Essa infatti riconosce attori del nuovo sistema soggetti pubblici e privati, nazionali e locali, tra cui, in particolare ma non esclusivamente, le organizzazioni non governative.
Esteri al centro - Viene sancita l'unitarietà della politica di cooperazione allo sviluppo e di solidarietà internazionale, quale parte integrante della politica estera.
Il Ministro degli Esteri ne stabilisce le finalità e gli indirizzi nell'ambito delle linee di politica estera, definendo le priorità e le disponibilità finanziarie generali nonché per i singoli Paesi aree di intervento.
Restano al Ministro dell'Economia le competenze su Banche e fondi di sviluppo a carattere multilaterale, ma da esercitare d'ora in poi d'intesa e in coordinamento con il Ministro degli Esteri.
Un'agenzia coordina le attività - Al timone esecutivo della politica di cooperazione e di solidarietà internazionale viene insediata un'Agenzia nazionale. La nuova struttura può contare su un fondo unico, dove confluiscono le risorse del bilancio dello Stato per l'Aiuto pubblico allo sviluppo, in particolare quelle stanziate ogni anno dalla Finanziaria. L'Agenzia può anche attrarre risorse finanziarie private, per la realizzazione di interventi di cooperazione e di solidarietà internazionale, comprese le emergenze umanitarie e la lotta alle pandemie, punto questo che ha suscitato molte perplessità tra associazioni e ong.
E' all'Agenzia che, nella pianificazione delle strategie operative, spetta il compito di assicurare la coerenza con gli indirizzi e le finalita' stabilite.
Come si usano i fondi - La riforma prevede che gli stanziamenti destinati alla cooperazione allo sviluppo rispettino i principi dettati dall'OCSE e che non possano essere utilizzati, direttamente o indirettamente, per il finanziamento e lo svolgimento di attivita' militari. Si chiede anche che, compatibilmente con la normativa comunitaria, vengano utilizzati per i progetti beni e servizi prodotti nei Paesi e nelle aree in cui si realizzano.
Il ruolo delle autonomie locali - La novita' introdotta nel passaggio del testo alla Conferenza Stato regioni, vengono previste forme di concertazione con la Conferenza Unificata sugli indirizzi degli interventi affidati all'Agenzia, oltre a forme di consultazione degli altri soggetti pubblici e privati coinvolti. Si prevedono, pero', anche modalita' di coordinamento con la politica nazionale di cooperazione allo sviluppo delle iniziative delle Regioni, delle Province autonome, delle Province e dei Comuni, per evitare la dispersione di risorse e interventi.


tratto da www.nonprofitonline.it


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